“Obbedisci a tua madre, e vivi. Mi levo io da soffrire, e levo tutti di pena. E dire che ti amavo! Non ho amato altri che te. Lo sento e posso dirlo in quest'ora, che Iddio sta per giudicarmi.

“La tua povera Livia.„

La signora Adriana trasse un profondo sospiro, e seguì il suo Raimondo, che già era fuori, facendo a precipizio la scala.

— Giovanni, — gridava egli, incontrandosi sul pianerottolo col servitore di sentinella, — dov'è la signora?

— Nelle sue camere, credo. Di là è uscita, per consegnarmi la lettera. —

[pg!321] Raimondo corse affannato nelle stanze di Livia. Nel piccolo studio, ov'ella certamente aveva scritto, non c'era; nella camera da letto, nemmeno. Ma era aperta la finestra, e l'aria pungente della sera si cacciava dentro, facendo tremolare la fiamma d'una candela accesa, sulla lastra di marmo d'un cassettone. Atterrito, il poveretto si affacciò al terrazzino, l'ultimo a destra, sulla facciata del palazzo Orseolo, e di lassù gli venne all'orecchio un vocìo confuso, che muoveva dal traghetto vicino. Seguiva un pronto agitarsi di gondole, e tosto un grido che dominava tutte le altre voci: “una donna nel Canale!„

Non volle udirne di più; passato veloce tra sua madre, che era lì esterrefatta sull'uscio, e il fedel servitore che prese tosto a seguirlo, corse in anticamera, aperse l'uscio e guizzò per la scala fino alla gradinata che metteva sull'acqua e chiamò a gran voce una gondola, che tosto accorse per portarlo verso il traghetto. Alla luce dei fanali vide allora un corpo di donna che alcuni gondolieri avevano poc'anzi afferrato, quasi pescato a fior d'acqua, e che traevano a riva, chiamando gente in aiuto.

— Il signor Zuliani! il signor Zuliani! È la sua signora, che si è gettata in acqua.

— Caduta; — tuonò in accento di correzione una voce, al cui suono il signor Zuliani si volse, riconoscendo il suo fedel servitore, che lo aveva seguito ed era entrato con lui, senza che egli pur ne avvertisse la presenza, nella medesima barca.

— Giovanni, un medico! Prendi il primo che trovi; poi va a cercare il dottor Teodoro. —

Sarebbero venute opportune le cure dei medici? La [pg!322] povera donna era fuori dei sensi, come morta, e grondante sangue dal capo. Intanto, chiamato da alcuni pietosi, accorreva un medico dalla farmacia più vicina; vide il caso, che gli parve disperato, e ordinò che per intanto la signora fosse al più presto levata di là, dove non c'era modo, tra per la calca e per la scarsità della luce, di fare un'esplorazione convenevole. Tutti volevano aiutare, a sollevar la giacente: Giovanni si fece avanti a spintoni, e alzandola di soppeso tra le erculee braccia, mosse veloce verso l'uscio da tergo del palazzo Orseolo, che fu tosto richiuso com'egli fu passato, insieme col padrone, col medico e due o tre più solleciti aiutatori. Accorrevano intanto sulla scala le persone di servizio, gridando, gemendo, ma soprattutto chiedendo notizie.