— Caduta! che disgrazia! caduta! — ripeteva il portatore del prezioso fardello.
E giunto nell'anticamera, si faceva spalancare l'uscio delle stanze interne, dove entrando veloce andò a deporre la infelice padrona sul letto del signor Zuliani. Perchè là, e non due camere più oltre, sul letto della signora? Il perchè era presto detto; la camera del signor Raimondo era più vicina all'anticamera: premeva al buon servitore di non isballottare più a lungo quella povera carne semiviva.
Ciò fatto, e lasciando il dottore al suo pietoso uffizio, come il signor Zuliani alla sua desolazione, Giovanni prese in disparte uno dei volenterosi aiutatori che si erano introdotti in casa. Era una sua conoscenza, e se ne poteva fidare.
— Bortolo, — gli disse, — fa un'ottima cosa, anzi due. [pg!323] Va in Calle larga San Marco, e cerca il dottor Teodoro Del Vago: o alla farmacia Mantovani, o in casa sua, che è a due passi dalla farmacia. Poi passa al Cappello Nero e chiedi del signor Antonio Brizzi, segretario del banco Zuliani. Se non c'è, ti diranno dov'è andato. E l'uno e l'altro vengano al palazzo Orseolo. —
Una moneta da due lire, tolta generosamente dal peculio privato di “Paron Nane,„ scivolava intanto nelle mani di quell'altro, che promise di fare le due commissioni a puntino, e per intanto fu lesto a infilare la scala.
“Paron Nane„ non aveva ancora finito di darsi attorno. Fatto un giro a destra, come per andare a chiudere usci e finestre nelle stanze vicine, entrò in quella della padrona. Non c'era nessuno, e la candela accesa seguitava a consumarsi sul cassettone, sotto lo sventolìo della fiamma al riscontro dell'aria. Egli spense prudentemente la bugia traditora, e nel buio della stanza si affacciò al terrazzino. Sporse il capo infuori, come dianzi aveva fatto il padrone. Non c'era nessuno, là sotto, tra il muro del palazzo e i pali del Canale; la ressa delle barche era tutta al traghetto, un cinquanta passi lontano; quella dei curiosi era divisa fra la riva del traghetto e le strade a tergo del palazzo. Si vociava, laggiù, e il rumor delle voci piacque a “Paron Nane„ che per suo gusto lo avrebbe voluto anche più forte. Ed egli, allora, allargando le palme poderose sul davanzale del terrazzino, fece in buon punto, e in tre tempi, da vecchio soldato, quello che gli era passato per la mente di fare.
Nella camera di Raimondo, frattanto, dopo aver liberata la povera signora dalle sue vesti inzuppate, il medico [pg!324] faceva le sue esplorazioni. La ferita del capo non pareva che dovesse essere gravissima; la capigliatura abbondante aveva ammorzata la violenza del colpo; forse anche era da credere che, cadendo col capo all'ingiù, la vetta del cranio fosse scivolata per sua fortuna sulla testa tondeggiante d'un palo. La giacente, per altro, non era rinvenuta ancora; poteva temersi d'una commozione cerebrale, come anche d'una commozione viscerale; onde il medico prudente non si arrischiava di dare un responso. Ma a poco a poco, frizioni ed aspersioni recarono frutto; l'inferma incominciava a riaversi, dandone segno con un rammarichio sommesso, e poscia con gemiti. Sopraggiunse indi a poco il medico di casa, e si unì tosto colla esperienza dell'arte sua alla operosità del primo venuto, approvando, anzi, tutto ciò che aveva incominciato a fare il collega. E non adulava per convenienza professionale, il dottore Del Vago; quel collega trovato per caso era veramente dei buoni.
Eccellenti ambedue; ma il povero Raimondo era disperato, vedendoli ambedue così pieni di ansietà e così reluttanti a dargli speranze, a dirgli almeno ciò che pensavano. E fece un gesto di rabbiosa impazienza, quando vennero a dirgli che un signore, capitato allora, chiedeva di parlare con lui.
— Chi è! che cosa vuole?
— Uno della questura; — rispose il servo. — E pare, a giudicarlo dall'aspetto, un pezzo grosso.