— Ditegli che non sono in istato di ricevere. Abbia compassione; ripassi domani.
— Se mi permette.... — entrò a dire Giovanni. — Lo [pg!325] faccia passare. Sarà venuto per sapere come è avvenuta la disgrazia. Gliela spiego io.
— Ma.... che cosa vorresti spiegare?... — disse Raimondo, turbato.
— Mi lasci fare, signor padrone; si fidi di me. — Raimondo lo lasciò fare, e lo seguì in anticamera, dove riconobbe il visitatore. Pel bisogno di prendere informazioni bastava un delegato; trattandosi della famiglia Zuliani era venuto il signor questore in persona. Raimondo lo accolse come meglio potè; ma non sapeva che dirgli, tanto era sconvolto. Venne uno dei dottori, e sommariamente descrisse all'egregio ufficiale lo stato dell'inferma; la quale era ritornata in sè, finalmente, lasciando loro aprir l'animo ad un fil di speranza; filo leggero, per altro, ancor troppo leggero.
Il signor questore si profuse in condoglianze, com'era il caso davvero. Ma come era andato il fatto doloroso? La domanda era naturalissima; nè egli, nè altri in quell'ora e in quella condizione poteva astenersi dal farla.
Gli spiegò il buon servo Giovanni ogni cosa, conducendo il degno personaggio, insieme col signor Raimondo, nella camera della signora, e di là fino alla soglia del terrazzino.
— Badi, illustrissimo; — gli disse, trattenendolo a quel punto; — non si affacci, per carità. Vede che cos'è stato? —
Il terrazzino reggeva ancora dal piede e dai fianchi; ma il parapetto era andato.
— Vedo, vedo; — disse il signor questore, ritraendosi. — La povera signora s'è appoggiata al davanzale; il parapetto ha ceduto....
[pg!326] — Proprio così, com'Ella saviamente osserva; — soggiunse quell'altro. — La signora aveva l'uso ogni sera di affacciarsi di lì, guardando sul Canale, mentre faceva prender aria alla camera. Maledette anticaglie! L'ho sempre detto, io, che un giorno o l'altro questi parapetti avrebbero fatto qualche brutto scherzo. Dio sa da quanto tempo le staffe di ferro si erano corrose, e i pezzi di marmo stavano ritti per miracolo. —