— Coraggio! — gli disse Margherita, anche essa più morta che viva!

Coraggio! Il povero Zuliani non sapeva più che cosa fosse oramai.

— Ah! — mormorò egli, oppresso, sfinito dall'angoscia. — Il mio cuore è spezzato. —

[pg!328]

XX.

Lontano, lontano!

No, non era spezzato; era colmo, rigurgitante di amore; di un amore sepolto, compresso, che risorgeva più violento di prima. Ebbro di amore e di dolore, Raimondo Zuliani stette per molti giorni sospeso tra morte e vita, perchè tra morte e vita si dibatteva quella povera carne sofferente. Quando ella incominciò a riaversi, a riprender conoscenza del mondo circostante, vide Raimondo al suo capezzale. Stette cogli occhi lungamente immoti, involgendolo d'uno sguardo intenso; poi richiuse le palpebre mentre le guance si tingevano d'un lieve rossore.

— Perchè non lasciarmi morire? — diss'ella, con un filo di voce.

— No, no, non voglio che tu parli così; — proruppe Raimondo, con accento di tenerezza, chinando il volto su lei, fino o toccarle con le labbra la fronte. — È necessario che tu viva, m'intendi? è necessario. La mamma se tu la vedessi, com'è rimasta abbattuta!... La mamma.... ti perdonerà. —

[pg!329] Raimondo non parlava di sè; egli aveva già perdonato fin dalla sera fatale; o, per dire più veramente, un'altra esistenza era incominciata in lui, come in lei, rinnovandoli entrambi. La signora Adriana, lontana in quell'ora dal letto dell'inferma, aveva ben veduto il mutamento del suo Raimondo: lo aveva veduto, e compativa e taceva. Un po' debole d'animo, il suo caro figliuolo! Così poteva giudicarlo altri, non lei. E forse era tale; ma per contro era forte la passione riaccesa nel suo cuore dall'ultimo addio e dall'atto disperato di Livia.