Di vincere la signora Adriana si prese cura la signorina Margherita, che da più giorni incalzava Raimondo con sempre nuovi argomenti, vedendo omai la probabilità di far breccia. E come trepidò egli, aspettando da Margherita la risposta di sua madre! E come si sentì sollevato, quando Margherita venne a dirgli che la signora Adriana intendeva tutto, e di gran cuore avrebbe perdonato alla nuora!
— La mamma perdona? — gridò egli, raggiante di allegrezza. — A questo patto soltanto io potevo accettare di vivere. —
Margherita abbracciò quell'uomo, che mai come allora si sarebbe potuto chiamare il buon genio di lei, l'arbitro del suo destino, l'autore della sua felicità.
— Ella rende la vita anche a me; — diceva ella al signor Zuliani; — e la rende ad un poveretto, che non le sarebbe sopravvissuto davvero!
— Lo crede?
— Ne sono certissima. Glielo dimostri la mia gratitudine. —
[pg!330] Raimondo stette un istante pensoso.
— Mi resta un dubbio; — diss'egli. — E non lo esprimo già per chiedere a Lei una parola che consoli il mio amor proprio. Non ne ho più, di questo, nè d'altri sentimenti egualmente miseri e sciocchi. Ma penso che avevamo giuocate le nostre vite, e che se fosse stato egli il perdente, si sarebbe ucciso senza fallo.
— Sì, per l'intenzione non c'è dubbio; — rispose prontamente Margherita; — ma nel fatto, egli non avrebbe potuto.
— Perchè?