— Oh, veda! Ma io ho detto milanese come si suol dire, genericamente, per comprendere tutta la regione che ha obbedito in altri tempi a Milano. Del resto, ignorando ch'ella fosse nata a Como e sapendo ch'ella vive a Milano, potevo ben dir milanese, ne conviene? Ora veda un po' che strana coincidenza! La dama di Torrechiara era quasi di Como. E non creda ch'io le voglia cambiar le carte in tavola; le dico subito nome e cognome; si chiamava Bianca Pellegrini, ed era marchesa d'Arluno. La storia sua non la so così bene come il suo nome; ma certo il De' Rossi aveva conosciuta la bella a Milano, quando viveva alla corte dello Sforza, o della vedova di lui. Quanto alla leggenda, essa racconta che in abito di pellegrina, col sarrocchino di cuoio, sparso di nicchi, sulle spalle, e il bordone nel pugno, la bellissima Bianchina muovesse di Lombardia per andare dal suo Pier Maria, caduto in disgrazia e ritirato nel suo territorio. Ma credo che la leggenda sia stata inventata, prendendo le mosse da certe pitture della ròcca di Torrechiara, per le quali appunto nel mio sogno io mi ero disposto a farle da cicerone.
— Ha avuto un bel pensiero, dormendo; — notò [pg!87] Margherita. — Non lo deponga ad occhi aperti, e mi descriva le pitture di Torrechiara; io mi sforzerò di vederle.
— Ecco qua; — riprese Filippo. — Ma prima vediamo la ròcca. Quattro torrioni angolari, le ho detto, non tenendo conto di alcune torri più basse, e di altri lavori per difender gli approcci. I torrioni, naturalmente, son collegati da bastioni, che dànno anche posto a lunghi loggiati coperti, donde si gode la vista delle circostanti campagne. Tra questi corpi avanzati, che sono i torrioni ed i loggiati, si stendono quattro giardini, veri orti pensili, debitamente alberati e fioriti, affinchè gli abitatori della ròcca non sentano il bisogno di andar fuori a diporto. Lungo i giardini corrono gli appartamenti signorili, a due ordini. Dentro la ròcca, tra questi appartamenti, si stende una gran corte, con due porticati sovrapposti, sostenuti da robuste colonne. In mezzo alla corte è un gran pozzo, col suo puteale di marmo, e il coronamento, al solito, di ferro battuto. C'è? Vede tutto?
— Ci sono, e mi par di vedere.
— Bene; ora facciamo cammino nel porticato superiore; si entra di là, verso mezzogiorno, nella camera d'oro, che è tutta una maraviglia, anzi la maraviglia delle maraviglie. Non si lasci abbagliare dall'oro. Del resto, ce ne son più poche tracce sulle pareti. Verremo a queste tra poco; alzi gli occhi, per ora.
— Li ho alzati.
— Ed ecco la vôlta, che domanda subito tutta la sua attenzione. La vôlta è a crociera, voglio dire che la dividono in quattro spicchi due costoloni lavorati ad armi e scherzi, e condotti ad incrociarsi sotto una serraglia [pg!88] rotonda tutta dorata, che porta il monogramma di Cristo, contornato di raggi. Nei quattro scompartimenti un pittore non dozzinale ha dipinto quattro volte Pier Maria e Bianchina; lui colla berretta di velluto rosso in capo, vestito alla corta, di stoffa verde damascata; lei ora da pellegrina, col bordone e il sarrocchino, ora da gran signora, e con tanto di strascico. Infatti, nei quattro dipinti sono rappresentati diversi momenti della buona ventura toccata al gentiluomo innamorato; da prima il viaggio della dama travestita, poi l'incontro e il ricevimento in Torrechiara, finalmente la presentazione dei due felici al tempio di Cupido. Non dimentichi, signorina, che siamo nel periodo del Risorgimento, e il profano si mescola volentieri col sacro.
— Soverchiandolo un poco, vedo bene; — osservò Margherita.
— Ed ora alle pareti; — riprese Filippo. — Son tutte a mattoni quadrati, istoriati a rilievo, colorati e dorati, correnti in file diagonali, ogni fila col suo colore dominante, verde, rosso, azzurro e oro, e colle parti in rilievo tinte di un colore diverso. Queste parti in rilievo, ora sono pezzi di rabesco, che, congiungendosi con quelli dei mattoni contigui, vengono a formare un ornamento che abbraccia tutte le altre rappresentazioni, frapponendosi ad esse; ora son rôcche col ponte alzato, circondate da fosse con cigni, sormontati da un aquilotto, con un sole raggiante sul capo; ora cartelli col motto latino nunc et semper, cioè a dire ora e sempre; ora son coppie di cuori, rossi in campo azzurro, entro un cerchio formato da tre corone d'oro accostate; ora altri cartelli coll'altro motto [pg!89] latino digne et in æternum. Perchè due motti? Non ne bastava uno? Ma io penso che la ragione ci sia, per averne messi due. Non sono due i cuori accostati? Ora, dei due motti latini, uno, il nunc et semper, è di madonna Bianca, l'altro, il digne et in æternum, è di Pier Maria, senza fallo.
— E significa?