Le mamme, si sa, vedono sempre e dappertutto un marito; si può dire che non hanno occhi per altra cosa nel mondo. Un uomo incontrato a caso, presentato loro in un salotto, ai bagni, o in altro ritrovo di società, vale o non vale, secondo che è un marito possibile, o meno. Povere mamme, vanno compatite: l'hanno trovato esse una volta, perbacco, e pensano volentieri che la vite ha bisogno dell'olmo, e alla peggio deve contentarsi d'un palo. Ubbìe, sciocchezze, follìe; spesso anche errori, che si pagano cari; ma non c'è rimedio, le mamme son fatte così; pigliarle come sono, o lasciarle.
Considerando il caso particolare della signora Eleonora, non è da credere che ella pensasse così, per non aver trovato un partito conveniente alla sua cara figliuola; che anzi, già si erano dovuti dire parecchi no, e senza una ragione plausibile; tanto che il banchiere Anselmo e la sua signora si erano fatta una riputazione di schifiltosi, d'incontentabili, e perfino, diciamo la parola, di matti. Figurarsi, che i partiti offerti erano di quei tali che appunto potevano e dovevano capitare alla figliuola d'un ricco; rampolli di famiglie ben quotate a milioni, che prima di muovere all'assalto avevano cura di sapere a quanto ascendesse la dote, o fin dove potessero giungere le conseguenti speranze; e poi, a vederli! prendevano fuoco come tanti zolfini. Che cari figliuoli! E quando si arriva a combinare uno di questi contratti, è un parlarne [pg!94] in città, un rallegrarsene, un esaltarsene, come d'un vero miracolo. “Sapete il gran fatto? Non si direbbe, ma è proprio così; matrimonio d'amore! Si erano visti alle regate di Livorno, alle acque di Recoaro, ai freschi di Gressoney. Quel povero ragazzo non ha avuto più pace, ha perso a dirittura la testa„. Sì, eh? Ma almeno, fortuna sua, aveva conservata in tasca la tavola pitagorica.
Quanto ai suoi pretendenti, Margherita era sempre stata chiamata ad esprimere la sua opinione. Il babbo l'amava moltissimo, per tutte le ragioni che sarà inutile dirvi, e ancora più la stimava per il suo retto criterio. Così ella era messa a parte di tutto, e sorrideva ad ogni nuova richiesta.
— Lo conosci, quest'altro?
— Io no, babbo; l'avrò forse intravvisto, ma non ne ho tenuto memoria.
— È di buona famiglia; ricco, e figlio unico. Si fanno parecchi milioni a suo padre.
— Buon per lui; ma io non lo conosco. La solidità della sua casa, come si dice, puoi saperla tu, con qualche approssimazione, non è vero? Ma il suo modo di pensare, il suo cuore, la sua istruzione, non puoi, come non posso io. Dire di no, può parere orgoglioso; ma come si fa a dire di sì? —
E si rideva. Il signor Anselmo finiva sempre col dar ragione a sua figlia. In fondo, non gli dispiaceva di tenersi in casa quella cara fanciulla, che intanto era giunta ai ventiquattro anni, non accennando punto di voler così presto sfiorire, e che del resto non sentiva il desiderio [pg!95] di far mutamenti nel suo stato civile. In questo modo, ricusa oggi, ricusa domani, si dava materia d'almanacchi a chi aveva voglia e costume di farne. E il signor Anselmo, poi, dopo aver dato ragione a sua figlia, muoveva abitualmente dai particolari agli universali, sentenziando a un dipresso così:
— Perseverate, bambine, e state volentieri coi vostri parenti. A rompervi il collo ci sarà sempre tempo; mentre una vita come quella che fate in casa vostra, senza pensieri, senza cure, senza affanni, senza rimpianti, non la farete mai più. —
Pensava veramente così anche la signorina Margherita? Certo; se no, lo avrebbe detto, o lasciato capire; perchè simulazione e dissimulazione non erano il fatto suo. La vita era per lei tanto bella! Amava i suoi studi e non isfuggiva i divertimenti: il babbo, quante volte aveva ragione di muoversi, la conduceva con sè. Era stata in giro per quasi tutta l'Italia; aveva anche veduto Parigi e Londra, osservando dappertutto e studiando a suo modo, con quel babbo compiacente, che prendeva gusto a tutto quanto occupasse la mente o attirasse la curiosità di sua figlia. Sarebbe stato lo stesso con un altro uomo, più o meno innamorato, in quella vagabonda luna di miele, che dura poi come tutte le lune, ventinove giorni, dodici ore, quarantaquattro minuti, e, crepi l'avarizia, tre secondi e undici terzi? Aggiungete che quella dolce luna, come tutte le altre, è per gran parte scema. A queste cose, del resto, Margherita non aveva mai pensato, nè troppo, nè poco. Si contentava di non gradire i matrimonii combinati come contratti; degli altri non sapeva, [pg!96] nè avrebbe voluto figurarseli con uno sforzo d'immaginazione, e col rischio di non indovinarci. Venisse il giorno e l'uomo; l'avrebbe trovata. Ma certo bisognava toccarle il cuore, perchè ella rinunziasse alla sua libertà invidiabile, e a quella bella spensieratezza che ne era la conseguenza legittima.