— Che cosa ha visto? — chiese ella.

— Io? nulla; — rispose Filippo.

— Ha fatto un gesto, — ripigliò Margherita, — un gesto di persona molto seccata.

— Davvero? — esclamò egli, padroneggiandosi, e correndo col pensiero alle scuse. — Non me ne sono avveduto. Ma chi sa? Passano alle volte pel capo certi brandelli d'idee.... Un moto della fantasia li fa scorrere davanti agli occhi dell'anima, ed è naturale che ci secchino, come può seccarci una nuvola che passi in aria e c'impedisca di vedere il sole, senza che per questo avvertiamo la presenza della nuvola. Infatti, io non avevo avvertito nulla. Moti istintivi, signorina, moti macchinali; non è da farne caso. —

[pg!98] E rideva, così dicendo, e gesticolava, come non aveva mai fatto, sempre per darsi un'aria disinvolta e serena.

Quello che gli aveva dato noia, facendogli fare quel gesto di persona seccata, era ancora lontano, nascosto alle sue compagne di passeggiata da un piccolo crocchio di persone, che proprio in quella stretta avevano creduto opportuno di fermarsi a discorrere. Ma l'oggetto della noia si fece più innanzi, e tagliando la strada in isbieco dietro all'ostacolo, si affacciò finalmente alla vista delle signore Cantelli. Oh, il felice incontro! La contessa Galier di San Polo! E lì una buona fermatina, con un mondo di garbatissime chiacchiere, e di complimenti alla signorina Margherita, sempre più bella, sempre più cara. Nè al conte Aldini mancò la sua parte.

— Hanno un gentil cavaliere e un cicerone prodigioso; — diceva la contessa Galier. — Sa tutto, ha veduto tutto. Oh, non dico per adularvi, Aldini, ma per rendere omaggio alla verità. Sappiano, signore mie, che tanti e tanti tesori d'arte in Venezia, ignoti a molti di noi veneziani il conte Aldini li conosce come la palma della sua mano.

— Infatti, — disse Margherita, — al museo Correr ne abbiamo avuto oggi la prova.

— Vengono di là?

— Sì, e grazie al nostro cavaliere ci abbiam passato quattr'ore deliziose.