— Ah, bene! Venezia ascrive ad onor suo, di poter dare simili gioie a visitatrici così intelligenti e così care. Ora, immagino, ritorneranno all'albergo. Ed io a casa. Son proprio felice di averle incontrate. —

Qui venne il ricambio degli ultimi saluti; dopo di che [pg!99] la contessa Galier si avviò per Rialto verso i Santi Apostoli e il corso Vittorio Emanuele, mentre le signore Cantelli riprendevano il loro cammino verso San Marco e la riva degli Schiavoni.

— Cara signora! — disse Margherita all'Aldini. — Dev'essere molto buona. —

Filippo acconsentì col doppio moto del capo e del labbro. Ma dentro di sè l'avrebbe mandata volentieri a quel paese, quella cara Galier. Non già perchè l'odiasse, povera donna; ma perchè gli veniva in mal punto a ricordare tutto ciò che per un giorno egli aveva dimenticato così bene. E veniva innanzi turbato nel profondo del cuore, ma sforzandosi di parer tranquillo all'aspetto; senza parole, nondimeno, e sperando che della sua taciturnità lo scusasse abbastanza il doversi ad ogni tratto cansare tra la gente che correva per un verso o per l'altro. Ma riusciti che furono davanti a San Marco, e di là in Piazzetta, dove era più scarso il numero dei viandanti, il silenzio di Filippo doveva essere notato.

— È pensieroso; — gli disse Margherita.

— No; — rispose egli, con accento di viva sollecitudine.

— Sì; — replicò la fanciulla, con accento di viva insistenza.

— Ebbene, sì; — conchiuse egli, cedendo. — Penso infatti, che questa buona giornata è troppo presto finita.

— Se è così — ripigliò Margherita, — se ne procuri.... ce ne procuri un'altra. Mediti lei, trovi lei il punto che dovremo visitare, e poichè i suoi amici di Verona non hanno bisogno di guida come noi, venga a dircelo; ci troverà pronte a muoverci. Non è vero, mamma?

[pg!100] — Eh, non bisognerebbe poi abusare! — osservò la signora Eleonora.