— Ma che? ma che? Io son fatta così. Se il signor conte gradisce di farci gli onori di casa, noi, che non vogliamo essere ipocrite, gli confessiamo di gradir molto la sua cortesia. Ma badi, — soggiunse con un risolino malizioso quella cara fanciulla, — ho detto onori di casa per modo di dire, poichè ora siamo a Venezia. Ma la casa non è qui, ci pensi, non è qui.

— Sì, sì, ci penso, non dubiti; non penserò più ad altro; — rispose Filippo animandosi.

— Che cos'è questa distinzione? — domandò la signora Eleonora.

— Ah, mamma, tu non sai; tu non hai visto, come ho visto io, a Parma, il palazzo degli Aldini. Una bellezza! Ho raccomandato al signor conte di ricomprarselo, il palazzo dei suoi maggiori. Me lo ha promesso; parola di gentiluomo non può mentire.

— Pazzerella! E se i proprietarii presenti non volessero vendere?

— Oh, vorranno, vorranno. L'ho già capito dal modo come tengono quello stabile, non facendovi mai un ristoro. Siamo dunque intesi? — proseguì Margherita, volgendosi a Filippo, sull'uscio dell'albergo. — Digne....

Et in æternum; — rispose Filippo con un filo di voce, ma mettendo in quel filo di voce il meglio dell'anima sua.

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VII.

Alzata d'ingegno.