— E la cagione? — domandò Raimondo. — Forse il troppo calore dei camini....

— Diciamo il troppo calore; — mormorò la signora Eleonora, assentendo a mezza bocca.

— Dico questo, — riprese Raimondo, un po' sconcertato, — perchè mia moglie, appena ritornata a casa, si è messa a letto con dolori per tutta la persona, accennando al freddo della strada dopo il gran caldo che aveva sentito qui. Ma il riposo assoluto e i pronti rimedii del medico le hanno fatto bene, tanto che ora ha potuto alzarsi un pochino.

— Non così la mia Margherita; — disse la signora Eleonora, sospirando. — È ancora molto debole.

— Che pena! — esclamò Raimondo. — Ella non può immaginare come io ne soffra. —

Voleva chiedere se avessero chiamato un medico, e che cosa avesse egli trovato, che cosa ordinato. Ma vedeva la signora Eleonora così seria, così poco disposta ad accogliere le sue effusioni di cuore, che non ardì aggiunger altro su quel tema, e stimò opportuno di cangiar discorso.

[pg!129] — Dal signor Anselmo ha lettere? — domandò egli, dopo un istante di pausa. — Le scrive che verrà presto? —

La signora stette alquanto sopra di sè, battendo ancora le labbra; poi di schianto, non potendo più contenersi, proruppe in queste parole:

— Senta, son quasi tentata di scrivere a lui che non venga affatto. —

A quell'uscita inattesa Raimondo aveva dato un balzo sulla scranna.