[pg!134] — Con che ardore ne parla! — esclamò la signora Eleonora, che si sentiva scossa a suo malgrado da quella foga eloquente.

— È l'ardore con cui va difesa e sostenuta la causa della verità. Ne intenda l'accento, mia buona signora. Ella ha senno e prudenza; non creda niente. Mia moglie ha raccattato ciarle d'invidiosi, e, senza pensarci più che tanto, le ha riferite. Che follia! l'Aldini indegno!... Non creda niente, e dica alla cara Margherita di non creder niente neppur lei. Del carattere di Filippo Aldini, del suo modo di vivere, della sua fortuna, non grande, ma neppur disprezzabile, possono prendere informazioni da altri, se la mia testimonianza non basta. No? l'accolga adunque piena ed intiera; è quella di un uomo d'onore. Che interesse avrei io a mentire? L'Aldini non mi può certo far ricco. Ciò che io valgo in piazza lo sa benissimo il signor Anselmo, con cui ho relazioni d'affari da dieci e più anni, con cui ho tante operazioni in corso, ad utile suo non meno che mio! —

La signora Eleonora fu sollecita a chetarlo e colla voce e col gesto.

— Ma non si riscaldi per questo, signor Zuliani. Ella ora mi fa pena, lasciandomi credere che le mie parole contenessero qualche allusione amara per Lei. Non ho messa in dubbio la sua probità, la nobiltà del suo carattere. Son madre, ecco tutto; e forse ho dato corpo alle ombre. Ella mi giura che il conte Aldini è degno di Margherita; si figuri come son lieta di crederlo! E se sarà destinato in cielo, se Anselmo vorrà, non sarò io quella che farò il menomo ostacolo. Sappia bene, signor [pg!135] Raimondo, che il conte Aldini, a Lei tanto caro, io l'ho per così e per così. —

E tutta commossa, parlando, la buona signora faceva colla mano distesa una gran croce di Sant'Andrea sovra il petto. Raimondo afferrò quella mano e la baciò con devozione d'animo grato.

— Dunque, — ripigliò ella, conchiudendo, — crederò a Lei. E dirò a Margherita di credere con me. Oramai non si può, non si deve tacerle più nulla. —

Raimondo se ne partì consolato, e la signora Eleonora si mosse per recarsi nella camera di sua figlia. Ma non andò oltre la camera attigua al salotto, che era la sua. Margherita era là, dietro l'uscio, inviluppata nel suo accappatoio, ancora un po' tremante per un resto di febbre, ma cogli occhi scintillanti di gioia.

— Ah, che follìa! — disse la signora Eleonora, stringendosela al cuore, e cercando di ricondurla presto al suo letto.

— Mamma, perdonami! Ieri ho dovuto sentire per forza; parlava tanto alto, quella signora! Oggi, ho voluto; non potevo resistere: avrei avuto più febbre, a restare laggiù nel mio letto. Ma sono forte, sai; non mi sento più nulla.

— Più nulla! più nulla! e ti brucia ancora la pelle; — replicò la mamma, traendola via. — Presto a letto, e discorreremo. Hai sentito, del resto; il signor Zuliani parla con molta sincerità; è un uomo d'onore, e gli credo.