— Confetti? — mormorò egli, tanto per dire qualche cosa.
— Se ne gradisce, signor conte; — rispose la signora, facendo scattare il coperchio. — Per serate di gala. —
Filippo Aldini rise involontariamente dell'errore in cui era caduto. Ma l'errare è da uomini, specie in simili cose. La gran busta di velluto azzurro racchiudeva nella sua custodia di raso bianco un gioiello stupendo, una specie di diadema tra lo stile egizio e l'etrusco. Un cerchio d'oro, che s'andava assottigliando verso i capi, e che doveva nascondersi mezzo entro le ciocche della capigliatura, reggeva nella sua parte anteriore un serpente, avvolto in larghe spire, eretto il collo e spalancate le fauci, in atto di ghermire una farfalla. L'idea, forse, non era nuova; ma la facevano parer tale, se mai, le grazie di un'arte squisita, e più di tutto una leggerezza di esecuzione [pg!159] che contrastava mirabilmente colla varietà della materia posta in opera, e tutta distribuita in piena evidenza. Il serpente era coperto per intiero di smeraldi sul dorso, di crisòliti nel ventre, con aggiunta di carbonchi nella cresta e negli occhi: la farfalla aveva il corpo formato di tre zaffiri, e le ali tempestate di brillanti; screziate di brillanti minuscoli le antenne, e terminate in due rappettine di brillanti più grossi, tremolanti e scintillanti ad ogni moto dei loro tenui sostegni.
Insomma, era uno splendore, una maraviglia, un portento. Filippo ammirò, come doveva, esaminando attentamente in ogni parte il lavoro, e lodò senza fine il buon gusto della scelta.
— Della scelta! — esclamò Raimondo, — Non ne ho nessun merito. Era il meglio della vetrina, e la grande ultima novità di Parigi. Con queste raccomandazioni, non c'era da scegliere; bisognava portar via senz'altro.
— Ti loderò dunque di aver portato via; — disse Filippo. — Sei contento?
— Raimondo è un angelo; — sentenziò la signora.
— Angeli in terra, e coi baffi! — gridò Raimondo, con accento di protesta. — In terra, mia cara, non ci sono altri angeli che le donne: e aggiungerò: alcune donne.
— Angeli caduti di lassù, dunque; — fu pronta a ribattere la signora Livia; — voleranno male, non ti pare? E saranno anche capricciosi, diseguali d'umore, come siamo noi troppo spesso. Ma tu, Raimondo, sei sempre quello d'un giorno. Dica Lei, Aldini; non pensa come me, che Raimondo è un angelo? —
Filippo Aldini sentiva di fare in quell'idilio maritale [pg!160] una parte abbastanza ridicola. Avrebbe per intanto voluto trovare qualche idea che gli facesse gioco, rialzando un pochettino la sua condizione di terzo incomodo.