Tra queste ed altre chiacchiere d'uguale importanza, il maestro di musica era andato al pianoforte. E suonò, quasi sarebbe inutile il dirlo, un po' di Bohème, quindi un po' di Manon; anzi delle due Manon: avrebbe suonato anche un po' di Tosca, se la Tosca fosse già stata messa in musica e portata agli onori della scena. Ma ciò, senza avere in animo di far torto ai giovani compositori italiani, conveniva poco alla signora Livia.

— Maestro, — diss'ella, facendo interrompere di punto in bianco una elegantissima frase melodica, — ci suoni il duetto d'amore dell'Otello. È una cosa tanto appassionata, veramente deliziosa! —

Il maestro fu pronto ad attaccare il pezzo richiesto.

— Che dolcezza! che incanto! — mormorava la signora Livia.

E coi moti del capo, e col battere delle dita sulle pieghe della gonna di velluto, accompagnava i suoni, che [pg!162] le andavano all'anima. Dovevano tutti infiammarsi, andarne in visibilio come lei, e primo frattanto il cavaliere Lunardi, che le sedeva vicino. Ma il buon cavaliere era in vena, quella sera, e non voleva arrendersi senza battaglia.

— Strano! — diss'egli, poichè il maestro ebbe finito. — Un duetto d'amore tra marito e moglie! S'è mai sentita in teatro una cosa simile? —

La signora Livia s'inalberò, minacciando il cavaliere Lunardi colle stecche raccostate del suo ventaglio.

— Ma sa, cavaliere, — gridò, — che questa sera, contro l'uso, Ella è molto brutto?

— Grazie per l'uso; — riprese egli, inchinandosi sulla vita; — ma in che sarei brutto, stasera?

— Non se ne accorge? Nel non veder poesia nel matrimonio. Il nodo è sacro; non è dunque da buttar via. E se due creature l'hanno per tale, non ci vorrà Ella riconoscere un bello esempio di costanza in amore? La costanza....