— Tiranna del core; — soggiunse a mo' di glossa il cavaliere Lunardi.

— Tiranna pei duchi di Mantova; — ribattè la signora; — ma non per chi ama davvero. E le pare una cosa tanto poco poetica, da non tollerarsi in un duetto d'opera?

— Ecco, io non so veramente; — rispose il cavaliere Lunardi, fingendo di mettersi sul grave; — bisognerebbe aver provato. Del resto, qui si fa per discorrere, ed io, in questa causa di santificazione del matrimonio sarò l'avvocato del diavolo; una parte che non disdegnano [pg!163] di sostenere i più fedeli cristiani. Il matrimonio, ella dice, può essere esempio di un amore costante. Un amore costante è un amore che rischia d'invecchiare. Diciamo dunque un amor vecchio. Ed io ho letto in un autore antico, e latino, il che accresce di tanto la sua autorità, che un amor vecchio è una gran prigionia. Dimmi tu, Filippo, se cito giusto; tu che hai gli autori latini sulla punta delle dita. —

L'Aldini sorrise, tentennando la testa.

— Troppo forte mi fai; — rispose. — Ma per questa volta ti posso servire. L'autore latino è Petronio. Antiquus amor carcer est, ecco la massima; ma egli, per tua norma, la fa dire da uno dei commensali di Trimalcione, e per celia.

— Bravo! — gridò Raimondo. — Aiutaci un po' tu contro questo terribil cavaliere.

— Terribile, è troppo onore per un combattente mio pari; — disse il Lunardi, ridendo. — Infatti, vedete; io, da buon campione.... senza valore, cedo volentieri sulla questione poetica; ma mi rovescio sulla questione musicale. Mi battano anche su questa. Intanto io sostengo e dico che l'amore matrimoniale non è da duetti alla ribalta. Questo dell'Otello, che credo sia l'unico, su che idee tenta di appoggiarsi? Su questa, che è poi un cenno di tempi anteriori al matrimonio: “E tu m'amavi per le mie sventure. — Ed io t'amava per la tua pietà„. Diciamo di passata che il Moro, anzi il Negro, è molto generoso con una bella e bionda patrizia veneziana; l'ha riamata per la sua compassione! Quanto a lei, se è vero che ne sentisse tanta, che bisogno c'era di sposare il Nubiano? Un negro, lo so, [pg!164] è un uomo come un altro. Ha delle sventure? Poveraccio, gli si apre una colletta, e la figlia del senatore Brabanzio ci mette magari tutti i ducatoni che le hanno regalati per Ceppo. Che cosa ci ha guadagnato la bella Desdemona a sposare il Nubiano? Un fazzoletto. Gran signore, e veramente prodigo, quel generale della Repubblica! Va dai Bocconi del tempo, e compra un fazzoletto; neanche una dozzina, per l'uso; e quel fazzoletto unico, vuol vederlo sempre. Avesse pensato almeno a regalarle un bel solitario di diecimila lire! o un diadema come quello che ieri è stato pagato venticinquemila al Marchesi!

— Ieri? — domandò la signora.

— Sì, ieri, tra le quattro o le cinque. Se ne parla dappertutto, e si almanacca sul nome del compratore, che il gioielliere non ha voluto dire.

— Raimondo! — esclamò la signora, mezzo severa e mezzo sorridente nell'aspetto. — Una follia!