La trionfante signora sorrise a quella scarica di complimenti, e passò, avviandosi al pianoforte, per dire al maestro di musica:
[pg!168] — Un altro duetto, la prego; per me e per Raimondo, mi capisce? —
Il maestro di musica assentì prontamente con un cenno del capo; e subito attaccò il duetto dei Puritani: “A te o cara amor talora.„ Era la passione di Raimondo Zuliani, che giurava e spergiurava esser quello il motivo melodico più bello che fosse mai passato per la mente di un musicista.
Così pensando in materia di musica, era naturale che Raimondo si accostasse anche lui, e ritto lì dietro la cassa armonica del pianoforte prendesse a battere il tempo con la punta delle dita sul coperchio, canticchiando tra i denti il suo motivo prediletto. Ma non canticchiava più, cantava a dirittura, quando veniva a frammettersi nel duetto la parte del coro:
“Senza occaso questa aurora
Mai null'ombra o duol vi dia;
Santa in voi la fiamma sia,
Pace ognor v'allieti il cor.„
— Ed eccoti, Lunardi mio; — diss'egli, alla fine del pezzo, — il duetto di due che si sono sposati.
— Sì, sì, hai ragione, Arturo; ed ha ragione Elvira; — rispose il cavaliere Lunardi. — Potrei ribattere ancora che le eccezioni non contano; ma già mi son dato per vinto, “campione senza valore„, come ti ho detto in linguaggio postale. —
Infine, si era allegrissimi. La signora Livia, rutilante, sfavillante, di gioie e di gioia, trionfava accanto al suo [pg!169] Raimondo, che era diventato il re della festa, e che in cuor suo ripensava i versi indimenticabili del coro nuziale.
“Santa in voi la fiamma sia,
Pace ognor v'allieti il cor.„
Il re della festa non lasciò partir quella sera i suoi fedeli, senza aver fatto saltare il turacciolo a due bottiglie della Vedova incomparabile. Ottimo signor Cliquot, voi mancavate a quell'altro duetto; ma si ricordò di voi il cavaliere Lunardi, che bevve alla vostra pace e alla gloria del vostro casato fino alla consumazione dei secoli.