— Oh, voi non farete ciò! Che colpa ci ha lei? — gridò Filippo, atterrito.
— Che colpa? Quella di crederti, essa, che non ha neanche le tue ragioni, i tuoi pretesti di uomo mediocre. Del resto, ho già incominciato. Sì, a sua madre, senza tanti riguardi, a faccia a faccia, e a lei che ascoltava dietro un uscio, quella cara puppattola, ho detto chiaro e tondo che cosa siano e che cosa valgano certi vagheggini dei nostri giorni. —
Era ciò che Filippo aveva sospettato. Ma poichè il male era fatto, egli trovò ancora la forza di padroneggiarsi, nascondendo il suo turbamento.
— Non vorrò dolermene io, per me stesso; — notò, dopo un istante di pausa. — Ma se egli viene a saperlo?
— Tu hai paura di lui?
— Rimorso, ve l'ho già detto.
— E dovevi dirlo prima, assai prima, cacciandomi da te, bel conte avvezzo ai trionfi, quando quest'altra vittima ti cadeva nelle braccia. Vorresti dirmi, — soggiunse ella, cogliendo e interpetrando a suo modo un gesto di Filippo, — vorresti dirmi che lo avevi tentato più volte; e non l'osi. Sei anche vile con me. Ma te lo confesserò io, bel conte delle vittorie, io che avrò tutto il coraggio che ti manca. Eppure, anche allora l'hai difesa male, la tua virtù cavalleresca. Ed ora, forte guerriero, ed ora, impavido cavaliere, temi allo stormir di ogni foglia; hai paura; hai paura di lui. —
[pg!178] Filippo Aldini torse la bocca, levando la testa con atto sdegnoso, e fu l'unica risposta che diede. Ma ella ripigliò, incalzando più forte.
— Se non hai paura di lui, crederò di te quello che non avrei creduto mai; che tu ami quella donna. —
Filippo era sul punto di rispondere un sì tanto fatto; e succedesse un po' quel che voleva succedere. Ma pensò ancora, da cavaliere, e si trattenne. Se ci son cose che non si rinfacciano ad una donna, ci sono anche quelle che non si confessano a lei.