—Che cos'ha veduto, il Chiacchiera?—domandò Tuccio di Credi.—Forse il basilisco?

—In fede mia,—ripigliò il Chiacchiera,—questo non lo ha veduto di certo il maestro.

—Che cosa? Il basilisco?—disse ridendo il Granacci.

—Questo ritratto;—rispose il Chiacchiera, senza badare allo scherzo dei compagni.—Perchè, infatti, è un ritratto. Vedete qua!—

E levato dal quaderno il foglio che aveva destata la sua attenzione, lo pose sotto gli occhi della brigata.

C'erano parecchie figure disegnate su quel foglio; ma il Chiacchiera ne indicava una tra tante, che si vedeva nel mezzo, tirata giù alla brava, come una impressione momentanea. Avete già indovinato che era una figura di donna. Con due tratti di penna era segnata la veste, lunga, a larghe pieghe, accennate, anzichè delineate, da qualche zaffardata d'inchiostro. Le braccia, che escivano di sotto ai lembi frastagliati del manto, si raccoglievano sul taglio della vita, e la mano destra, sovrapposta all'avambraccio sinistro, sosteneva un piccolo uffiziuolo. Sulla testa era gittato un velo che scendeva fino agli òmeri e si confondeva col manto. I contorni della figura e i pochi segni con cui era accennato il viso, apparivan di persona viva, colta da una mano maestra, sull'atto di recarsi alla chiesa.

—Eh, che vi pare?—continuò il Chiacchiera.—Non la riconoscete?

—La figlia del maestro!—gridò Lippo del Calzaiuolo.

—To', è vero;—soggiunse Cristofano Granacci.—È madonna Fiordalisa.

—Infatti,—disse a sua volta Parri della Quercia,—è proprio lei, o una che le somiglia di molto. Ma perchè dicevi tu dianzi che il maestro non ha veduto questo disegno! È impossibile che non abbia riconosciuta la sua figliuola.