—Rispondi! Non voglio mica mangiarti. Qui presso alla nostra casa, abita forse un giovanotto, che tu vedi qualche volta?

—Non so…. Io non conosco nessuno;—rispose la fanciulla.—Ce ne stanno due, qui presso, nella casa degli Ammannati. Si vedono qualche volta sulla terrazza, senza volerlo, stando quassù, presso al balcone.

—Il loro nome!

—Non lo so. Si dice che siano due pittori. Ma la mamma potrà saperlo meglio di me. Io non parlo con nessuno, lo sai.

—Che c'è? che c'è?—entrò a dire monna Crezia.—Perchè domandate il nome dei vicini, Zanobi?

—Perchè? Perchè uno di costoro ha chiesta la Ghita in moglie. Vi pare che io non abbia il diritto di domandarvi qualche ragguaglio?

—Ah!—gridò monna Crezia.—Messer Spinello Spinelli?…

—Bene! Voi sapete già il nome?—ripigliò ironicamente, ma senza sdegno il marito.—E tu, Ghita, lo sapevi anche tu, non è vero?—

Ghita chinò la testa, arrossendo di bel nuovo. Voi capirete, lettori discreti, che, alla sua età e nella sua condizione di figlia al cospetto del babbo, la fanciulla non poteva far altro.

Mastro Zanobi seppe quel che voleva sapere, e rimase lì un tratto senza parole, guardando la moglie e la figlia, con una cert'aria che voleva parere arcigna, e con una gran voglia in corpo di abbandonarsi alle più matte dimostrazioni di gioia. Maritare una figlia, levarsi di casa la zoppina, che vi pare? Non c'era da far le capriole? Il re David, uomo gravissimo pel suo tempo e per la sua dignità in Israele, ballò davanti all'Arca per molto meno.