Mastro Zanobi temeva un pochino quantunque non lo lasciasse trapelare a nessuno, che il pittore, entrato una volta in casa, non gli girasse nel manico, trovando, come suol dirsi, il vino troppo diverso da quello che prometteva l'insegna. Spinello venne, e fu proprio il caso di aprir l'uscio a due battenti poichè messer Dardano Acciaiuoli si era degnato di accompagnare il suo giovane amico. Per fidanzato gli parve un po' grave; ma forse era da attribuirlo alla timidità del carattere e alla confusione di un primo incontro. Infatti, come il ghiaccio fu rotto, Spinello Spinelli parve rasserenarsi a grado a grado, e mezz'ora dopo non c'era in lui più traccia di musoneria.
Comunque, egli l'aveva voluta; doveva pensarci lui. Mastro Zanobi andò bravamente all'ultimo esperimento. Bisognava far onore agli ospiti, ed egli mandò le sue donne a prendere nell'armadio una bottiglia di vin Santo. Monna Ghita dovette muoversi dalla sedia, su cui era rimasta a così dire inchiodata, e andare attorno come avrebbe fatto Ebe nell'Olimpo, o Briseide nella tenda di Achille. Gli occhi del babbo seguirono la fanciulla che camminava più stenta del solito; indi si volsero a indagare il viso di Spinello Spinelli. Lo credereste? Il giovinetto non parve darsi per inteso del difetto; anzi, da quel momento, incominciò a mostrarsi più franco, e poco stante si alzava anche lui, chiedendo licenza di aiutar la fanciulla in quell'umile ufficio di servitù familiare.
E bisognava vederlo, con che garbo ci si adoperava. Forse un osservatore più diligente e più acuto avrebbe trovato che Spinello Spinelli mirava a dissimulare con quella mostra di operosità un sentimento di freddezza che poteva benissimo essersi impadronito di lui. Perchè gli uomini son fatti così, e si cavano volentieri d'impaccio fingendo una gran voglia d'esser utili, che li dispensa dal rimanere estatici. La sollecitudine s'inventa lì per lì; l'estasi non si comanda. Essa, è come quel tal segreto degli artisti, che
A cui natura non lo volle dire
Nol dirian mille Ateni e mille Rome.
Per fortuna, mastro Zanobi non era un osservatore di quei tali, e a lui la spigliata sollecitudine del fidanzato poteva e doveva parere tutt'altro.
—Non siete scontento di noi?—gli chiese in un momento che potè averlo in disparte.—Siamo povera gente, messere, e ancora tutti confusi dal grande onore che ci fate.—
Spinello Spinelli si commosse a tanta semplicità di parole.
—Che dite mai, padre mio?—esclamò.—Son io che debbo esser confuso di gratitudine. E che io lo sia davvero ve lo dimostra il non avere ancora saputo trovar l'occasione di dirvelo. Nel seno della vostra cara famiglia io troverò la pace che non ho potuto avere nella mia, da troppi anni disfatta. Mia madre è morta, quando io ero ancora bambino; mio padre, esule dalla sua Firenze e triste come tutti gli esuli, non ha potuto circondare di gioie domestiche la mia fanciullezza. Son venuto su triste come lui e lo sono rimasto, come vedete. Egli e messer Dardano potranno dirvi che questa è la mia indole. Ma io vi prego di credere una cosa, mastro Zanobi; la vostra figliuola non avrà mai a dolersi di me. Questo posso promettere, sulla mia fede d'onest'uomo.—
Mastro Zanobi, intenerito, strinse fra le sue braccia il futuro suo genero.
—L'avete detto,—rispose,—l'avevo detto fin dal primo momento che vi ho veduto: ecco un giovine dabbene!—