Le nozze furono affrettate quanto più si potè, senza danno dei consueti apparecchi. C'era in tutti una gran furia di far presto. Furia del Bastianellì, a cui non parea vero di allogare la figliuola in quel modo; furia di messer Luca, che non vedeva l'ora di veder suo figlio sottratto ai pericoli dell'umor nero; furia di messer Dardano, che adempiva con coscienza a tutti i suoi uffici di protettore; finalmente (e forse era da metter questa innanzi alle altre) furia di Tuccio di Credi, il quale voleva riconquistare la sua libertà. Non già per abbandonare la bottega di Spinello Spinelli, che miglior principale di lui non avrebbe trovato in tutta Firenze; ma per liberarsi, diceva lui a messer Dardano, da quel faticoso mestiere di angelo custode, che messer Luca gli aveva appioppato.
Monna Ghita accettava la sua sorte con una allegrezza raccolta, e vorrei quasi dire concentrata, di cui ella stessa non misurava la profondità. Era sbalordita, oppressa, e la felicità si mostrava per la prima volta a lei sotto l'aspetto di una cosa inaudita. Perciò immaginate voi se monna Ghita avesse tempo o modo di studiar l'animo o il contegno di Spinello Spinelli. Era bello, famoso e aveva chiesto la sua mano. Che cosa avrebbe ella potuto cercare di più? Quel fidanzato era agli occhi di lei un essere soprannaturale.
Il matrimonio, per espresso desiderio di messer Dardano Acciaiuoli, si celebrò nella chiesa di San Niccolò, fatta edificare da lui e dipinta da Spinello Spinelli. Quelle Madonne, quei Santi e quelle glorie d'angioli, che coprivano le volte, dovevano assistere alla cerimonia che consacrava la felicità del loro celebre autore. E non erano i soli, poichè quel giorno ci fu gran concorso in chiesa e le tribune erano tutte piene di ragguardevoli cittadini e di donne gentili, che la fama del giovine pittore chiamava allo spettacolo della sua fine miseranda. Non parlo per celia. Il matrimonio di un artista è sempre un fatto luttuoso, un evento lagrimevole, come a dire un suicidio nella mente dei più.
Monna Ghita entrò in chiesa, vestita di bianco, secondo il costume delle spose. Il suo bel volto, per verità, rosseggiava un po' troppo, a cagione dello sforzo che ella faceva per camminare ritta e nascondere la lieve imperfezione del piede; ma quelle fiamme si potevano credere accese dalla verecondia, e la cosa appariva naturalissima. Spinello, per contro, era contegnoso, impacciato, quasi triste; ma quell'aria, che s'accordava così poco con la felicità del momento, poteva essere attribuita ad un pochettino di confusione. Già si sa, un uomo, con tutta la sua pratica del mondo, non può mica andar franco in una congiuntura così difficile, che gli capita per la prima volta in sua vita.
Quando giunse il momento di profferire il monosillabo che lo avrebbe legato per sempre, Spinello ebbe una stretta al cuore e rimase un istante perplesso. Intravvide, quasi in nube, l'immagine di Fiordalisa, e chiuse gli occhi, come se da quel moto di riluttanza infantile dovesse venirgli la forza di compiere il suo sacrifizio. Ma fu invece la paura che lo vinse; quel momento di esitazione gli era parso un secolo; ed egli si affrettò a rispondere un sì più vivo e più sonoro, che forse non avrebbe fatto in una diversa condizione di spirito. E più sonoro e più vivo glielo fece sembrare il rombo che sentiva negli orecchi, per effetto della commozione del sangue.
Era inganno dei sensi, o realtà? Gli parve che a quel sì rispondesse un grido dall'alto, un grido acuto e breve, come di persona colpita da un improvviso stupore,
—Ah!—pensò egli, sbigottito.—Non è questa la mia dolce Fiordalisa, che mi rimprovera di averla dimenticata?—
Ma proprio allora gli si fecero intorno congiunti ed amici, per congratularsi con lui e con la sua gentile compagna; e la confusione di quel momento e l'obbligo di rispondere a tante cortesie, soverchiarono in lui lo smarrimento dell'animo.
Poco stante, egli esciva dalla chiesa, dando il braccio alla sposa. Io veramente non saprei dirvi quale del due avesse maggior bisogno di essere sorretto dall'altro.
Tuccio di Credi presentò alla sposa un mazzolino di fiori.