—Maisì, messere, poichè ci abito da quarant'anni. Era di messer
Rosellino Sismondi, buon'anima sua; oggi è di messer Lapo Buontalenti.

—Non è un casato pistoiese;—osservò timidamente Spinello.

—No, messere; il nuovo padrone del castello è un cittadino d'Arezzo.

—Dev'essere un ragguardevole uomo;—ripigliò Spinello.—Questo suo castello ha un aspetto assai nobile, e penso che ci si abbia a stare da principi.

—Eh, potete giurarlo, messere;—rispose la contadina.—Il vecchio padrone lo amava su tutti i suoi poderi, che n'aveva parecchi, e ci s'era fatto un luogo di delizie. Eppure, i padroni d'adesso non ci si vedono tanto volentieri!

—Davvero? E come va? Se ci fossi io, vi assicuro che mi parrebbe di stare in paradiso.

—Che volete, messere? Bisogna proprio dire che nessuno è contento del proprio stato. Del resto, messer Lapo non farebbe differenza tra questo luogo ed un altro; è piuttosto madonna Fiordalisa che non ci gode l'aria….

—Fiordalisa!—esclamò Spinello, dando un sobbalzo improvviso.

Ma subito, facendo uno sforzo violento per dominare la sua commozione, riprese:

—Ha un bel nome, la vostra signora!