—Che cos'è questa novità?—pensò egli, balzando fuori dal suo nascondiglio.—Tuccio di Credi a Pistola, e con messer Lapo Buontalenti! Quale avviso ha creduto egli necessario di recargli? E qual relazione può correre tra loro?—

Immaginate in che condizione d'animo giungesse egli in quel giorno in città. E doveva rispondere alle cortesie de' suoi ospiti, come se non avesse nulla, nè tristezze, nè sopraccapi; come se fosse l'uomo più tranquillo del mondo!

Proprio quel giorno i massari di Sant'Andrea si recavano alle case dei
Cancelleri, per avere un colloquio con lui.

—E così, messere,—gli chiedevano,—avete voi ideata la composizione che Pistoia potrà ammirare nella nostra vecchia cattedrale?

—Non ancora, messeri onorandissimi, non ancora. Ho la mente confusa; non m'è venuto ancor nulla che sia degno della chiesa e di voi. Perdonate, sarà per un altro giorno, se Iddio mi aiuta.—

Così rispondeva Spinello. Ma in cuor suo cominciava a pensare che Iddio non l'avrebbe aiutato e che Pistoia non avrebbe ammirato nulla di suo.

XII.

Tra i pensieri del giovine pittore c'era anche quello che Tuccio di Credi dovesse andare quella sera, o la mattina seguente, a cercarlo. Infatti era naturale supporre che Tuccio fosse venuto a Pistoia per lui, e non avendolo trovato subito, ed essendosi imbattuto a caso nel Buontalenti, vecchia conoscenza, di Arezzo, si fosse accompagnato un tratto con quest'ultimo.

Se non che per ammettere questa spiegazione, bisognava dimenticare che Tuccio di Credi andava dicendo a messer Lapo:—"ho reputato necessario di darvene avviso" e che messer Lapo gli aveva risposto, come uomo che riconosceva il pregio dell'avviso ricevuto:—"partirò, non dubitate, partirò". Donde appariva evidente che Tuccio di Credi non fosse venuto a Pistoia per vedere il suo compagno d'arte, ma per abboccarsi con messer Lapo Buontalenti, a cui si professava fedel servitore.

Comunque fosse, era da credere che Tuccio di Credi, venuto a Pistoia, non avrebbe potuto altrimenti, nè voluto, cansare l'amico. E Spinello Spinelli lo attese per tutta la sera; lo attese per tutta la mattina seguente; ma invano. Tuccio di Credi non si era fatto vivo con lui; forse, quella stessa mattina egli aveva lasciato Pistoia.