—Dove mi conducete voi? Dov'è mio padre?—

Il Buontalenti increspò le labbra ad un mezzo sorriso e pacatamente rispose:

—Madonna, voi siete morta per tutti, così per vostro padre, come per ogni altro cittadino d'Arezzo. Vi hanno sepolta l'altro dì, con pompa solenne, entro il chiostro del Duomo vecchio. Gli sciocchi! Pareva che avessero fretta di liberarsi di voi. Ma vigilava per la vostra salvezza un amore antico e gagliardo. Il mondo vi ha composta sotterra, per dimenticarsi di voi; io vi ho restituita alla luce del giorno; siete mia, finalmente.—

Fiordalisa fremette, pensando a ciò che era accaduto di lei. Ma indovinò in pari tempo che la sua morte apparente era stata procurata dalle arti d'un tristo, che lavorava a benefizio d'un altro. E il senso che questa scoperta doveva produrre nell'animo suo, le si dipinse nel viso.

—Comunque vediate la cosa, datevi pace, madonna;—ripigliò messer Lapo, che notava ogni moto più lieve.—Vi ho detto che siete morta pel mondo.

—E per opera vostra, non è vero?—chiese ella, fissandolo negli occhi.

—Mettete pure che sia così;—disse di rimando il Buontalenti.—Credete che un amatore par mio sia disposto a perdervi, dopo avervi ottenuta con un delitto? Datevi pace, vi ripeto, datevi pace, madonna. Lapo Buontalenti, vostro fedel servitore, non imiterà messer Gentile dei Carisendi, che, dopo aver disseppellita la donna sua, la restituì scioccamente al marito.—

Messer Lapo non poteva citare il caso di Ginevra degli Amieri, che era ancora di là da venire. E poi foss'anche avvenuto prima d'allora, esso non poteva servirgli come argomento di persuasione con madonna Fiordalisa. Ginevra degli Amieri, gentildonna fiorentina d'alto lignaggio, sotterrata per morta, da per sè stessa uscì fuori dall'avello, e andò a picchiare a casa di Francesco degli Agogolanti, suo marito, che la credette un'ombra e non la volle ricevere. In quella vece, gli serviva benissimo l'esempio di Catalina Caccianimico, gentildonna bolognese, amata da messer Gentile dei Carisendi. Essendo il cavaliere andato podestà a Modena e avendo colà ricevuto il doloroso annunzio della morte di lei, tratto fuor di sè dall'angoscia, fece disegno di rapire all'estinta il bacio che mai non aveva avuto da lei viva. Andato di notte tempo a Bologna con un suo famigliare, aperse la sepoltura, e ivi, con molte lagrime, baciò il viso di madonna Catalina. La quale non era altrimenti morta, siccome tutti avevano creduto; laonde, messer Gentile, che aveva sentiti i battiti del suo cuore, soavemente quanto più gli venne fatto la trasse dal sepolcro, e postosi il dolce peso in arcione, cavalcò speditamente io città, dove, commessa l'amatissima donna alle cure di sua madre, potè vederla presto rifiorita in salute, E perchè la bella Catalina, per quello stesso amore che egli le aveva portato, lo pregava di rimandarla a casa sua, messer Gentile, da quel prode cavallero che egli era e veramente degno del suo nome, la restituì al marito, in quella commovente maniera che sanno tutti coloro i quali hanno letto la bellissima storia nel Decamerone di messer Giovanni Boccaccio.

Quant'era distante il Buontalenti da messer Gentile dei Carisendi! Madonna Fiordalisa, udito il beffardo racconto, conobbe di essere irremissibilmente perduta.

Giunta a Pistoia e rinchiusa nel castello che messer Lapo aveva ereditato da Rosellino Sismondi, la povera fanciulla visse là dentro come in una prigione, senza aver più contezza di ciò che era avvenuto de' suoi. Era una debole creatura; ma ai deboli soccorre spesso il coraggio della resistenza inerte, e Fiordalisa anche fuor di speranza com'era, si chiuse nel suo triste silenzio, aspettando la morte che la liberasse dalle istanze del feroce amatore.