Il quale, un giorno, stanco della ripulsa di lei, se fece a parlarle in tal guisa:

—Voi piangete, madonna, e turbate il riso divino della vostra bellezza. A qual pro' se tutti vi hanno dimenticata?

—Non parlate così!—diss'ella con accento severo.—Quando tutti m'avessero dimenticata, non mi abbandonerebbe il pensiero di mio padre.

—Ahimè, madonna!—replicò il Buontalenti. Vostro padre….—

E s'interruppe tosto, chinando la fronte a terra, in segno di grande rammarico. Fiordalisa ebbe una stretta violenta al cuore.

—Mio padre!—ripetè ella, turbata.—Orbene, che volete voi dire? Che volete tacermi?

—Madonna,—ripigliò allora il Buontalenti, sa Iddio se mi pento di —ciò che ho fatto, e se non darei la mia vita per restituirvi il —vostro ottimo padre. Ma egli, almeno, è ora più felice di me, che mi —trovo così povero della grazia vostra e non ispero di ottenerla mai —più.—

Argomentate il pianto e la disperazione della infelice creatura. Suo padre era morto da sei mesi, ed ella soltanto allora ne aveva notizia. Povero padre! Ed ora morto di crepacuore, sperando di ricongiungersi all'anima della sua diletta figliuola.

Passarono giorni, passarono settimane, e le lagrime di madonna
Fiordalisa si rasciugarono. Ma non cessava altrimenti il dolore.

—Di che vi accorate?—le disse un giorno il suo carceriere.—Spinello, a cui pensate in silenzio, di cui vagheggiate l'immagine, Spinello non pensa più a voi.—