Spinello premette al seno quella fronte adorata e depose un bacio tra i suoi bruni capelli. Ma Fiordalisa, non bene rassicurata, stava ancora in ascolto.
—È il vento, dicevi, è il vento che stormisce nella frappa;—mormorò allora Spinello.—Di che temi tu dunque? Ma lui, a quest'ora dov'è?
—Non so;—rispose Fiordalisa;—forse ancora in città, dov'è andato a salutare un amico.
—È un fedel servitore;—notò amaramente Spinello;—il suo Tuccio di
Credi, venuto a Pistoia per lui.
—Ah! forse per avvertirlo della tua presenza?—diss'ella, guidata da quel senso indovino che hanno in simili casi le donne.
—Orbene, sia pure così;—rispose Spinello.—Io lo aspetterò di piè fermo.
—No, te ne supplico, parti! Egli sarà qui tra poco. Potrebb'essere già ritornato, e cercare in questo punto di me.
—Andrò,—disse Spinello, sospirando.—Ma non intendi tu, Fiordalisa?
Ieri ho colto a volo una sua frase, in risposta all'infame Tuccio di
Credi. "Partiremo, diceva egli, partiremo." E se egli domani ti
conducesse via da Colle Gigliato? Dove ti troverei io, adorata?
—È vero;—rispose ella perplessa.—Ma tu conosci Cia, la buona contadina. Ella mi ama; a lei posso confidarmi, ove sia necessario. Ella ti avvertirà d'ogni cosa. Ma parti, ora; che egli non abbia a ritrovarti qui! Saremmo perduti ambedue.
—Sì, partirò. Dio Santo!—mormorò Spinello, comprimendosi il petto, che pareva volesse scoppiargli dalla pena.—Ecco la luce degli occhi miei, e debbo ritornar nelle tenebre! Quando ti rivedrò, mia dolce signora?