—Ah, salvami!—gridò ella.—Salvami! Egli mi ucciderà.—

Spinello fu pronto come la folgore. Con la spada nel pugno, si cacciò tra lei e il suo persecutore invisibile.

Ma appunto allora un uomo comparve dalla rèdola e venne a piantarsi sull'entrata del terrazzo. Veduto a lume di luna, in mezzo alla radura delle piante, pareva un fantasma.

—Chi siete voi, messere!—gridò egli, con accento impresso di sdegno.—Perchè vi trovo io con la mia donna, in quest'ora notturna, e senza avervi dato licenza di entrare?

—La vostra, donna!—ruggì Spinello Spinelli.—Voi parlate, messer Lapo Buontalenti, da quel ladro sfacciato che siete. Tenetevi indietro, o per la croce di Dio, è questa la vostra ultima ora.—

Ma in quella che faceva dare indietro il suo nemico, udì un gemito e vide Fiordalisa abbandonarsi sul fianco.

—Fatevi animo, madonna;—diss'egli;—il tristo non potrà nulla contro voi. Ma che è ciò!—soggiunse egli, con accento mutato, dalla baldanza al terrore, poichè aveva veduto luccicare nella mano di messer Lapo la lama d'un pugnale.—Ah! L'avete ferita? Vigliacco! Ferire un donna!

—È il mio dritto;—rispose il Buontalenti.—In mia casa son giudice e punisco senza il vostro beneplacito.—

Indi, alzando la voce gridò:

—A me la mia gente! A me!