—Vivaddio!—rispose allora Spinello.—Voi siete un giudice? Ed io sono la giustizia divina, in quest'ora. A voi, Lapo Buontalenti; io renderò cento per uno.—
E si avventò a messer Lapo, con la spada levata. L'impeto fu tale, che il Buontalenti non ebbe tempo a causarlo e ricevette il colpo nel bel mezzo del petto. La punta della spada si ruppe sul corsaletto di cuoio che messer Lapo indossava. Ma la violenza del colpo lo aveva fatto stramazzare a terra. Spinello, lesto come una tigre, gli fu addosso col ginocchio, e afferrata la spada sotto gli elsi, gli piantò il troncone nella gola, prima che quell'altro potesse menargli una pugnalata attraverso il costato.
I famigli del Buontalenti erano accorsi al frastuono. Tra i primi era la Cia.
—Vergine santa!—gridò ella atterrita.—Che è ciò? La mia signora?…
—È là, sul terrazzo. Andate, buona donna, ella aspetta i vostri soccorsi;—rispose Spinello, balzando in piedi, col suo troncone di spada nel pugno.—E voi,—soggiunse, rivolgendosi agli uomini, che erano rimasti sbigottiti, davanti a quella scena di scompiglio nei buio, senza sapere con chi e con quanti avesse a fare,—andate subito al castello. Portate acqua, una lettiga, una scranna, quel che vi capita, per adagiarvi la vostra signora, che questo infame ha ferita.
—La mia signora!—gridò la contadina.—La mia signora ferita! Ah, Dio di misericordia! Andate, correte, obbedite a questo buon cavaliere. È un congiunto di sangue della nostra padrona.—
Quella povera donna non sapeva quel che si dicesse; parlava a caso, seguendo l'ispirazione della paura. Aveva sospettato, poche ore innanzi; ma in quel punto indovinava il triste dramma, a cui il destino aveva data una così dolorosa catastrofe. Mentre i famigli del castello ritornavano sui loro passi, per obbedire ai comandi dello sconosciuto, altrettanto storditi dall'accento di sicurezza della donna, quanto dallo spettacolo atroce che si era parato davanti ai loro occhi, la buona Cia accorreva presso la sua diletta signora.
Spinello non la seguì, prima di aver dato uno sguardo al suo rivale, disteso supino per terra a boccheggiante nel proprio sangue.
—Lapo Buontalenti,—diss'egli.—Domineddio non paga il sabbato, ma paga. Così gli piaccia di perdonare a me, se ho ardito di farmi suo ministro di giustizia.—
Ciò detto, andò anch'egli verso il terrazzo, ove giaceva madonna Fiordalisa, col capo già sollevato sulle ginocchia della fedel contadina.