Un fiotto di sangue interruppe lo sfogo di quell'anima addolorata.
—Mia buona signora, chetatevi;—disse amorevolmente la contadina.—Voi vi affaticate troppo.
—No, no, lasciami parlare, ottima Cia; ho pochi istanti di vita.—
Il petto di Spinello parve rompersi dai singhiozzi.
—Amico mio, perchè ti lagni?—ripigliò Fiordalisa.—Non mi seguirai tu? Ho bisogno d'esser seguita da te. Ma bada, non sia per opera delle tue mani, e solo quando a Dio piacerà. Pregalo con tutta l'anima, digli che la tua Fiordalisa si sentirà troppo sola, senza di te. Ma no, son crudele; vivi, mio povero amico, vivi per i tuoi figli. Solo ti prego che tu non abbia a scordarti di me. Verrò a visitarti, ogni giorno, se Iddio lo permetterà; il mio pensiero ti sarà sempre vicino. Oh, misericordia divina! Quante cose da dire, e la vita mi sfugge!…—
La buona Cia le spruzzò acqua sul viso, ed ella si riebbe un tratto.
—Che è avvenuto… di lui?—domandò volgendosi alla contadina.
—Oh, mia dolce signora, di che vi date pensiero? Egli rende conto a
Dio di ciò che vi ha fatto soffrire.
—Dici bene, mi ha fatto soffrire; molto mi ha fatto soffrire; tanto, che lingua umana non potrebbe ridire. Sono colpevole…. ma per lui. Dio perdoni all'anima sua!—
Quindi, volgendosi a Spinello, gli disse: