—Amico mio, vorrei esser sorretta da te.—

Spinello si affrettò a prenderla tra le sue braccia.

—Mia buona Cia, allontana quegli uomini. E allontanati anche tu, te ne prego. Vorrei dire qualche cosa a Spinello. Mi perdoni tu, non è vero?—

Cia baciò la mano della sua padrona e si tirò in disparte, dall'altro lato del terrazzo, dopo aver congedato i famigli. Spinello rimase solo accanto alla morente, sostenendola nelle sue braccia.

—Spinello, amico mio, amante mio,—diss'ella,—qua, la tua mano sul mio cuore! Oh, come sarebbe stato dolce vivere sempre così! Ma Iddio non l'ha voluto. Egli non consente che si ami troppo la vita. Ringraziamolo, poichè almeno egli ci ha dato quest'ora. Non basta, forse? Ci siamo amati. Ho dimenticato ogni cosa nelle tue braccia. Vedi, che notte serena! che splendore di stelle! E che bel giorno sarà domani! Ah, ma tu non lo vedrai tale, non è vero, amor mio? Se questa valle sorriderà del suo più amabile sorriso alla luce del sole, tu non vedrai che tenebre? Giuralo, perchè io muoia contenta. Sai, quando la persona amata non è più, il mondo non deve avere più nulla, più nulla, che lo faccia amare da chi resta.

—Oh, io ne morrò;—disse Spinello, con voce soffocata dalle lagrime.

—Vivi, le l'ho detto; vivi triste, ma vivi. Col desiderio di me, ricordati, col desiderio di me! Sentirei freddo, nella tomba, se il tuo amore non venisse a ricingere le mie povere ossa, là dentro. Ahi, triste cosa, morire! Non voglio morire! Di grazia, ancora un giorno! Un'ora, almeno un'ora di vita! Spinello, mio fidanzato, amor mio, dove sei? Non mi lasciare! Non mi lasciare! Prega il Signore per me…. per l'anima della tua Fiordalisa.—

La bella creatura balbettò ancora poche parole, il cui suono si spense nel sangue che le gorgogliò sulle labbra, e la testa ricadde inerte tra le braccia dell'amato. Nè le lagrime ardenti di lui valsero a trattenere quella vita che fuggiva; le sue grida disperate si perdettero nel gran silenzio della notte.

XIII.

Vi ho detto come quel degno gentiluomo che era messer Bardano Acciaiuoli amasse Spinello Spinelli. La mestizia del giovine pittore lo aveva colpito; il suo ingegno messo alla prova, lo aveva stupefatto; la sua bontà gli aveva parlato al cuore, lo aveva innamorato senz'altro. E il vecchio cavaliere, poi che Spinello si fu allontanato da Firenze, prese a seguire i suoi trionfi artistici nelle varie città di Toscana, che facevano a gara per averlo, come un padre seguirebbe da lunge, con gli occhi dell'anima, i trionfi d'un figlio diletto.