Spinello, dalla eminenza su cui stava seduto, udì le parole di messer
Dardano e si volse di schianto.
—Che avete detto, messere? Perchè quel nome, pronunziato da voi?
—Perdonate, maestro;—rispose messer Dardano, turbato da quella escita improvvisa, ma più assai dalla strana animazione del viso di Spinello.—Si ragionava con Tuccio di Credi, il quale trova una certa rassomiglianza, nel volto di Lucifero….
—Ah!—disse Spinello.—Tuccio di Credi ha trovato questo? La cosa merita di esser chiarita.—
E scese dal trèspolo, su cui depose tavolozza e pennelli, per andarsi a piantare in uno dei punti estremi del tavolato.
Messer Dardano lo seguiva degli occhi, non pronosticando niente di buono da quella scena inaspettata.
—È vero!—ripigliò Spinello, dopo essere stato alquanto a guardare l'affresco.—Ecco una somiglianza che io non aveva cercata. Una somiglianza fatale!—proseguì, con accento cupo, che fece fremere il vecchio Acciaiuoli.—Tuccio di Credi ha ragione, e a lui va fatto omaggio di un cambiamento necessario. Infine, che diamine m'è saltato in mente, di far così bello lo spirito delle tenebre? E perchè sarebbe profanata così la più bella immagine che apparisse mai sulla terra?—
Così dicendo, Spinello correva al trèspolo, ripigliava i pennelli, e, rimescolando i colori sulla tavolozza, andava mutando, insieme con le tinte, i lineamenti del suo Lucifero.
—Tuccio di Credi ha ragione!—esclamava, parlando ad intervalli, tra una pennellata e l'altra.—Bisogna correggere. Perchè questo incarnato nel viso? Olivastro vuol essere; anzi terreo come il colore della morte. E questi occhi, perchè così belli? Ispide sopracciglia, rughe precoci, in cui vorrebbe appiattarsi la malvagità del pensiero, trasformate voi questa fronte di dannato. Tuccio di Credi ha ragione. E sarà contento, Tuccio di Credi! Va bene così, Tuccio? non vi par egli che così, e non altrimenti, s'abbia ad esprimere lo spirito del male?—
Tuccio di Credi non rispondeva; era allibito; era rimasto di sasso.