—Oh, giudicatene voi! Madonna Fiordalisa fu venduta al Buontalenti, banditosi dalla sua città per godersi il frutto del tradimento. Ma l'opera non è compiuta. A persuadere la povera donna, occorreva che Spinello apparisse dimentico di lei, sposo felice ad un'altra. E Tuccio di Credi si pose al fianco di Spinello, fu con lui a Firenze…. Ciò che avvenisse a Firenze vi è noto. Ah, pazzo che io fui! Mi credono pazzo, ora, a mi guardano sott'occhi e si tirano da un lato quando m'incontrano per via. Lo sono stato, un pazzo, lo sono stato, quando t'ho creduto un onest'uomo, o Tuccio di Credi, rettile velenoso ed immondo, spirito malvagio, venuto daccanto a me per la mia dannazione. Dillo, che non è vero; dillo a quest'uomo onorando, che questo non era il tuo fine, quando portavi a me i lagni del mio povero padre…. ed egli sentirà ora come sappiano fischiare i serpenti, e qual suono abbia la voce d'un demone!—

Tuccio di Credi guardò bieco il suo avversario, ben vedendo di non poter più ingannare nessuno, e crollò sdegnosamente le spalle.

—Quante parole inutili!—esclamò egli.—Bastava dire che mi sono vendicato. Messere, statevi con Dio, e non vi provate a tenermi dietro;—soggiunse, vedendo l'atto di Spinello che voleva scagliarsi contro di lui.—Voi andate qualche volta senz'armi; io non ho mai dimenticato questo spuntone, che so maneggiare, al bisogno, e che punge assai meglio della vostra lingua.—

Così dicendo, si avviava verso la scala a piuoli, il cui capo usciva due o tre palmi fuori del tavolato.

Ma l'amore della frase perdette Tuccio di Credi. Spinello conosceva l'impalcatura del ponte su cui stava a dipingere, e il traballar che fece un pancone su cui Tuccio di Credi aveva posto il piede per ritirarsi verso la scala, gli rammentò in buon punto che le assi non erano inchiodate, ma semplicemente posate sulle traverse, l'una di costa all'altra. E subito chinatosi ad abbrancare un capo del pancone, lo spinse verso l'apertura della scala.

—Riponi il tuo spiedo!—gridò, con accento di trionfo, mentre Tuccio scivolava sull'asse inclinata.—Meglio ti sarebbe aver penne alle mani.—

Colto alla sprovveduta, Tuccio di Credi annaspò con le braccia, lasciando cadere lo spuntone, e tentò di aggrapparsi alla traversa, nel punto in cui essa era assicurata all'abetella con parecchi giri di fune. Ma non gli venne fatto, ed egli ebbe per gran ventura di trovare un capo della fune, che penzolava dalla traversa, e ad esso s'avvinghiò disperatamente, in quella che il suo corpo dava un tracollo nel vuoto.

—Aiuto! aiuto!—gridò messer Dardano, sbigottito dall'atto improvviso.

—Salvatemi, per amor del cielo!—urlava il caduto.—Salvatemi! Ve ne supplico, messere Spinello!… Per la memoria di Fiordaliso!

—Infame!—tuonò Spinello, affacciato all'apertura del ponte.—E ardisci profferire quel nome? Trovò ella misericordia presso di te? Tuccio di Credi, bestemmia la tua ultima preghiera; l'abisso è spalancato per accoglierti.