Per contro, il vecchio pittore aveva anche dato una mano al suo prediletto scolaro, facendogli costrurre il ponte nella cappella in cui doveva dipingere. E come il cartone fu condotto a termine chiamò i muratori perchè dessero un'arricciatura grossa sul muro, debitamente scrostato; indi fece incrostare di nuovo tanta superficie di muro, quanta Spinello credeva di poterne colorire in un giorno.
Spianato per benino l'intonaco, il giovine artista vi stese il cartone e calcò su quello il disegno della sua composizione, per avere i contorni precisamente tracciati. Indi prese a mettere il colore, come gli era dato dal bozzetto, che aveva preparato in anticipazione.
Il giorno in cui Spinello aveva incominciato a dipingere, mastro Jacopo, sceso dal suo ponte verso l'ora di vespro, andò sul ponte dello scolaro, a vedere come se la fosse cavata.
—Bene, perdiana!—gli disse, vedendo già dipinta tutta la figura del Santo, e con un'aria di festa che meglio non si sarebbe potuto desiderare.—Per questa volta son io che abbraccio te.—
Immaginate l'allegrezza di Spinello; io rinunzio a descriverla.
Mastro Jacopo ripigliò:
—Per far bene, è dunque mestieri d'essere innamorati? Ahimè, ragazzo mio, a questo patto io non farò più nulla di buono, poichè la stagione degli amori è passata.—
Quel medesimo giorno, escito di chiesa un'ora prima del solito, mastro Jacopo passò da Luca Spinelli, per fargli un certo discorso che ricolmò di contentezza il paterno cuore del vecchio fiorentino. Indi, arrivato a casa, prese la sua Fiordalisa in disparte e senza tanti preamboli le disse:
—Sai? Ho deliberato di maritarti.—
Fiordalisa si fece rossa, ma non tremò. Aveva indovinato, e accolse l'annunzio del padre con un eloquente silenzio. Eloquente per noi, che sappiamo tutto; non per Jacopo di Casentino, che non sapeva nulla dell'animo di sua figlia.