—Ah sì, bella forza!—gridò il Chiacchiera.—Come se quella fosse arte! Il pittore s'ha a vederlo sulla tavola.
—O sul muro;—soggiunse Parri.—Spinello Spinelli può dirsi oramai un frescante. Mastro Jacopo gli ha dato a fare qualche cosa sulle sue ultime composizioni.
—Sì, gli ha dato da calcare i suoi cartoni sul muro e da mettere il colore sui fondi.
—Ahimè, dell'altro ancora, dell'altro;—entrò a dire Tuccio di Credi.
—Dell'altro? Che cosa?
—Gli ha dato da dipingere un'intera medaglia nel Duomo vecchio. Mi capite? un'intera medaglia. E Spinello ha ideata lui la composizione, ha fatto lui il cartone, tutto lui! Ma non potrebbe anche darsi che il maestro avesse ritoccato il disegno, data l'intonazione del bozzetto e via via?
—Non c'è dubbio;—esclamò il Chiacchiera.—E fors'anche avrà ideata la composizione.
—È possibile,—ripigliò Tuccio di Credi.—Tutto si può credere,-perchè il lavoro si fa in Duomo, sulle impalcature, dove il maestro non ha più voluto vedere nessuno di noi.
—Gatta ci cova!—sentenziò Cristofano Granacci.—Intanto eccolo pittore. E che lavoro è, quello che fa, il sornione?
—Un San Donato che ammazza il serpente con una benedizione;—rispose
Tuccio di Credi.