—Meglio!—esclamavano i massari!—Eh via.

—Sì meglio, vi ripeto. Non fo per chiasso. Spinello Spinelli è giovane, come sapete. Ma un uomo ha forse mestieri d'invecchiare, per farvi il suo capo d'opera? Quello è un ragazzo che vale assai, e passerà non solo avanti a me, ma anche a molti altri.

—Si vede che ci avete fitto ii capo;—notarono facetamente i massari.

—Sì, messeri, ci ho fitto il capo. Ma credo anche di poter dire che non fo ad ingannare nessuno. A quel giovinetto io gli concedo la mia figliuola, con duemila fiorini del sole e tutto il resto che ella potrà avere, quando io passerò a miglior vita, che sarà il più tardi possibile. Volete voi, messeri onorandissimi, reputarvi in ciò più avveduti di me?

—Mastro Jacopo, voi sapete il proverbio: ognun può far della sua pasta gnocchi. Ma noi non ispendiamo del nostro; noi amministriamo il denaro della comunità.

—È giusto. Ed io non vi chiederò nulla per l'opera di Spinello, se essa non sarà tale da piacervi. S'intende,—aggiunse prontamente mastro Jacopo, da quell'uomo prudente che egli era,—s'intende che in tal caso faremo rastiare il muro, e voi pagherete a me il prezzo pattuito, quando ci avrò dipinto io un'altra medaglia. Vi avverto, per altro, che la mia non sarà punto migliore della sua.—

I massari non avevano trovato nulla a ridire in una proposta così ragionevole. E la loro curiosità fu maggiormente stuzzicata dal tono di sicurezza con cui egli parlava.

Dieci giorni dopo l'affresco era condotto a termine e lo si poteva scoprire. Immaginate voi come si spargesse prontamente la notizia in città e quanta gente accorresse a contemplare il dipinto. In Arezzo non si parlava più d'altro.

Tolto nella notte il tavolato, nella mattina si erano levati i ponti; indi la chiesa era stata aperta ai visitatori. Primi avevano potuto vedere il dipinto i massari del Duomo vecchio, i canonici, il clero e gli anziani del Comune. Dopo questi maggiorenti era entrato il popolo, e tutti via via si erano inoltrati fin sotto l'arco della cappella, per guardare la vòlta, dove quel valentuomo di san Donato faceva il suo bravo miracolo con un crocione trinciato per aria.

Spinello non era presente, che non aveva ardito restar là, fatto segno alle occhiaie curiose dei suoi cittadini, e fors'anche ai loro appunti poco benevoli. Sapete già che egli non aveva più fede nella bontà dell'opera sua, quando gli era toccato di spolverizzarla dai cartoni sul muro. Figuratevi poi come dovesse parergli, quando la vide compiuta. Ma in suo luogo era mastro Jacopo, fiero in arme come un paladino al passaggio d'un ponte.