—-Vuoi dire che ti casca l'asino? Ho capito;—disse mastro Jacopo.—Ma questo è naturale. È di pochi il ricordare appuntino tutte le fattezze d'una persona assente, per modo da poterle rendere con precisione sulla carta. Questa è una bella memoria; ma non gli è da questa qualità che si conosce il pittore. Val meglio, assai meglio, saper copiare con diligenza quel che si vede, anzi che rammentare a un dipresso quello che si è veduto una volta. Abbi l'originale sott'occhio, e se non ti verrà fatto di esprimerlo con verità, allora soltanto dovrai disperarti. Dunque, siamo intesi; comincierai da domani.—

Spinello accettò l'invito del maestro con un misto di timore e di desiderio. In fondo in fondo, non avrebbe fatto niente più di quel che faceva ogni dì. Non era egli sempre con gli occhi addosso a madonna Fiordalisa? Ma il guaio era questo, che egli ci sarebbe stato quind'innanzi, non più per far tesoro di sensazioni dolcissime, bensì per esprimere su d'una tavola ingrata ciò che i suoi occhi vedevano così bene, e che le dita avrebbero reso così male.

—Madonna,—diss'egli a Fiordalisa quella medesima sera,—vostro padre desidera che io mi provi a ritrarre le vostre sembianze. Lo consentite voi?—

La fanciulla arrossì e chinò gli occhi a terra.

—Che idea!—diss'ella poscia, con aria di confusione, ma non senza un po' di malizietta femminile.—Dovendo guardarmi tanto, finirete col trovarmi brutta.

—Volete dire che non mi riescirà di farvi bellissima come siete?—disse di rimando Spinello.—Pur troppo sarà così. La natura, gelosa dell'opera sua, non vorrà mica lasciarsi agguagliare da me!—

La fanciulla sorrise; e Spinello vedendo schiudersi quelle umide labbra coralline, perdette la testa senz'altro.

—Angiola!—le bisbigliò, avvicinandosi in atteggiamento d'umiltà.—Perdonatemi in anticipazione. Si fa per contentare il babbo.—

Così dicendo, osò (egli che non osava mai) prendere una bella mano, che gli fu amorevolmente concessa, e l'accostò alle sue labbra. Baciava la mano, non potendo baciare quello spiraglio del paradiso, che v'ho accennato poc'anzi. Ma che cosa sarebbe stato di lui, se lo avesse potuto? Solo a baciar quella mano, parve che una scintilla elettrica lo avesse subitamente investito, perchè tremò tutto, dal capo alle piante.

Il giorno dopo, per obbedire al comando di mastro Jacopo, egli era seduto davanti al cavalletto, con la sua tavola preparata a ricevere i contorni di quella stupenda figura. Confuso, trepidante, incominciò a descrivere i primi segni col lapis rosso di Lamagna. Ma la prova non parve contentarlo, poichè subito cancellò quello che aveva fatto, e tornò a segnare, per cancellare da capo. Nove o dieci volte rifece la stessa fatica, sudando freddo, come un povero principiante, a cui si domandi alcun che di superiore alle sue forze. Quante volte fu assalito dalla disperazione! Quante volte s'augurò di aver da fare, non uno, ma dieci Miracoli di San Donato, e con l'obbligo per giunta di farsi dir bravo da tutti gl'invidiosi dell'arte! Anzi, per dirvi tutto, il povero Spinello si sarebbe adattato perfino ad essere nei panni del santo, e a doverlo uccidere lui, il serpente, con una benedizione, anche a risico di esser divorato dal mostro, se la benedizione non gli fosse riescita efficace.