Immaginate le difficoltà che gli si paravano davanti agli occhi, pensando che la bellezza, nella figura umana, non è un composto di linee geometriche. Con la geometria fate una donna brutta, o mediocre; ma una bella figura è un tal complesso di curve, di prominenze, di sottosquadri, di delicatezze, che non si possono copiare con esattezza, ma si debbono indovinare, esprimere di primo achito, nella stessa fusione e con quella medesima felicità di trapassi in cui si è incarnato il disegno della natura. E prima di tutto, il contorno della testa di madonna Fiordalisa offriva allo sguardo una linea così soave, un molleggiamento così indistinto tra il fondo e l'ovale, che era già un'impresa sommamente difficile a coglierlo con sicurezza. Inoltre, bisognava pensare che la tavola era una superficie piana, e il contorno della figura desumeva le sue apparenze dal digradare delle estremità, dallo sfuggir delle curve, dal lumeggiarsi delle parti in rilievo. Spinello pensò che l'ottenere un contorno perfetto fosse quistione di luci e d'ombre, che s'avessero a mettere col pennello più tardi, e si rassegnò ad accettare una linea, che pure non finiva di contentarlo.
Mentre egli cerca di cogliere una somiglianza che gli sfugge, vediamo di dipingere anche noi il volto di madonna Fiordalisa. Ne verrà un pasticcio, suppergiù, come quello del povero pittore innamorato; ma non importa. Nelle cose difficili, l'aver tentato è già molto.
Il contorno della figura lo avete veduto. Immaginate ora la fronte, breve, ma pura ne' suoi timidi rilievi, ombreggiata dai riccioli dei capegli castagni, traenti al bruno, e fatti parer quasi neri dal contrasto della carnagione bianca di latte, d'onde trasparivano gentili velature di rosa e di azzurro. Gli occhi non erano grandi ma conferiva loro un aspetto di nobile ampiezza sotto l'arco sottile e spiccato delle sopracciglia, sotto cui si disegnavano leggermente infossate le palpebre. Dalle ciglia lunghe e fitte aveva spicco il bianco delle pupille, un bianco perlato e vivido, che faceva parer nero un occhio castagno dai riflessi dorati. Le guancie tondeggiavano, senza troppo rigoglio; il naso era fine e diritto; breve lo spazio tra le nari elegantemente modellate e le labbra sottili, che non erano già fatte a festoncini come le ha dipinte o scolpite un'arte altrettanto falsa quanto leziosa, ma semplicemente rigirate in una delicatissima curva; labbra di corallo tenero, facili al sorriso, che increspandole un tratto, lasciava scorgere due file di perle rilucenti. Divina bocca, nido d'amore, e veramente spiraglio di paradiso, come sembrava a Spinello!
Tralascio molti altri particolari e vi dico alla svelta che madonna Fiordalisa era una piccola perfezione. Un non so che di virgineo, d'infantile, di fresco, traluceva, traspariva da quei soavissimi contorni. Si pensava, vedendo lei, ad Eva appena nata, a Venere uscente dalle spume del mare, e insieme a quei frutti saporiti, giunti a maturità sul ramo natio, sui quali ama fermarsi la rugiada in impercettibili gocce, e che (Dio mi perdoni, se ardisco dir tutto) invitano il riguardante ai morsi, mentre gli fanno correre l'acquolina alla bocca.
E Spinello doveva dipingere! Povero Spinello! Incomincio anch'io a capire come andasse che non indovinava i contorni, e che al terzo giorno di lavoro fosse ancora lì, impacciato con le tinte, che non gli rendevano mai il tono giusto.
Il degno mastro Jacopo, togliendosi un'ora prima dell'usato dai suoi lavori in Duomo, andava a vedere come procedesse il ritratto, e stava là, dietro a Spinello, guardando la sua bella figliuola e le pennellate che il suo prediletto discepolo veniva gettando nel quadro.
—Ah, padre mio!—diceva Spinello, sospirando.—Non va, pur troppo, non va.
—Tira via, ragazzo incontentabile,—brontolava allora il maestro.—Lo so anch'io che non va, se tu vuoi ad ogni costo la perfezione, che non è di questo mondo. Vedi? Ti riesce tormentato, per la smania di notare ogni nonnulla.
—O non bisogna render ragione di tutto?—chiedeva Spinello.—Non debbo io far risaltare quell'impasto di rosa e di azzurro che si vede nella carnagione, attraverso il bianco ed il giallo?
—Sicuro, ed anche l'arancione e il violetto, il gridellino e il pavonazzo;—rispondeva mastro Jacopo, ghignando,—Ti consiglio di metterceli tutti. Se non sarà il ritratto di Fiordalisa, sarà il ritratto dell'arcobaleno.—