—Chetatevi, messere;—diceva frattanto la divina creatura.—Abbiate un po' di pazienza. Non è poi un male così grave, non poter fare un ritratto.

—Non è grave!—esclamò egli, restando fermo nel suo atteggiamento, per non avere a perdere il contatto di quella mano adorata.—Non è grave, voi dite? Ma è il vostro ritratto, che non mi riesce di fare, è il vostro ritratto, capite, Fiordalisa? Ora, se io non vedessi…. se io non sentissi la vostra bellezza, intenderei il mal esito; ma in questo caso soltanto. E poichè questo non è….

—Poichè questo non è,—riprese madonna Fiordalisa con accento scherzevole,—bisogna studiarne un altro. Se fosse vero che la sentiste troppo?—

Spinello si voltò tutto d'un pezzo.

—Ah, questo sì, potete giurarlo!—esclamò con accento di convinzione profonda.

E la vide così bella, così splendida nel suo divino sorriso, che non seppe resistere al desiderio di afferrar la sua mano, indi, fatto ardito dalla sua stessa condiscendenza, di rigirarle un braccio intorno alla cintura e di stringere al seno l'adorata fanciulla.

Istanti di dolcezza inenarrabile, di beatitudine celeste, voi rimanete impressi nell'anima e vi si ricorda per tutta la vita. Quella che avete stretta al seno in un impeto d'amore, che avete sentita palpitare ed ardere sul vostro cuore, era la più bella tra le creature di Dio; e per un momento, anche rapido come la folgore, ella è stata vostra, così pienamente vostra, che nessun potere geloso, neppur l'ombra d'un pensiero profano, ha potuto mettersi tra il vostro cuore ed il suo. Che altro si può desiderare o sperare, che non sia da meno di quel momento sublime? E come tutto il resto della vita, vanità appagate, ambizioni soddisfatte, altezze superate, è nulla al paragone di queste ineffabili possessioni dello spirito! Lo si sente quando la vita sta per fuggire, o quando incomincia a prendervi l'enorme fastidio di tutto ciò che vi parve desiderabile in essa.

Fiordalisa si era lentamente disciolta dai lacci dell'innamorato
Spinello.

—Lavorate, lo voglio;—diss'ella, non tanto per desiderio di comandare a lui, quanto per rimettersi in contegno e riavere la padronanza di sè medesima.

Spinello, obbediente, ripigliò tavolozza e pennelli.