—Ah, conosco tuo padre di nome, ed anche di veduta. È un uomo per bene. E tu dunque, vuoi diventar pittore? Vediamo, che cos'hai fatto finora?

—Poca cosa, maestro. Degli schizzi, dei tocchi in penna….

—Dal vero?

—Maisì, maestro, dal vero, ed anche ricordando le cose vedute.

—Già, come questo San Giovanni;—ripigliò mastro Jacopo, crollando la lesta—-Non copiar che dal vero, sai; oppure da Giotto, poichè non vide meglio di lui chi vide il vero. Del resto, portami i tuoi occhi in penna. Li vedrò volentieri.—

Mastro Jacopo, intanto, scendeva dal ponte per ritornarsene a casa.
Spinello Spinelli domandò in grazia di poterlo compagnare un tratto.
Tanto, era tutta strada per lui, essendo la sua abitazione da quella
medesima parte della città.

Come furono in via dell'Orto, poco lunge dal Duomo, il giovane disse a mastro Jacopo:

—Ecco l'uscio di casa mia. Se permettete, maestro, dò un salto fin lassù, prendo i miei disegni, che avete mostrato desiderio di vedere, e vi raggiungo subito.

—Fa come ti piace;—rispose mastro Jacopo.

Spinello Spinelli andò via lesto come un capriolo, anzi come uno scoiattolo; fece una manata delle sue carte, e, scendendo gli scalini a quattro a quattro, ritornò sulla via. Mastro Jacopo quando egli lo raggiunse, non era ancora giunto all'angolo del Duomo.