—Negalo, se ti basta l'animo. Non sarà la manna, lo capisco, ma qualche cosa di simile. Per esempio,—soggiunse maliziosamente il vecchio pittore,—una parolina di quel certo babbo. Ed io, scimunito, m'ero messo in testa che ti bastasse la gloria!
—Oh, padre mio,—rispose Spinello, indovinando finalmente dove volesse andare a battere mastro Jacopo,—la gloria è una bella cosa, soltanto perchè è donna. Ma una donna vera, sia detto con vostra licenza, vale assai più della gloria, che è donna solamente per grammatica.
—Eh! non dirai mica sempre così;—ripigliò mastro Jacopo.—Come tu mi vedi, io amo adesso la gloria, che è donna per burla. È vero che anch'io non sono più l'uomo di prima. Tuttavia, quando aveva i tuoi anni, amavo una cosa e l'altra, anzi una cosa per l'altra. Ma infine, siamo giusti, non è questo ciò che tu fai? Desideri di risplendere, d'innalzarti, per raggiungere un fiore.
—Ed un fiore che voi tenete tropp'alto con la mano;—disse Spinello, ridendo.
—Sì, eh, manigoldo! Troppo alto? Stiamo a vedere che dovrei buttartelo tra' piedi! Ma basti di ciò;—soggiunse mastro Jacopo, vedendo che il povero innamorato si faceva serio da capo;—che diresti tu del giorno di San Luca? Sai pure. San Luca è il patrono dei pittori.
—Dico,—rispose il giovane, chinando la testa,—che san Luca verrà fra trentadue giorni.
—Ti paion troppi? Contentati! Anche Fiordalisa ci ha i suoi apparecchi da fare.—
Spinello Spinelli si buttò nelle braccia di mastro Jacopo.
—Animo, via!—brontolò il vecchio pittore.—Non piangere, io credo di aver disimparata quest'arte, e potrei esser geloso di te.
Così dicendo, mastro Jacopo asciugava due luccioloni, che erano venuti proprio allora a farlo bugiardo.