—V'ingannate, Parri; le congratulazioni degli amici ci esprimono il loro animo e portano fortuna come gli augurii. E il vostro e quello di Tuccio mi saranno carissimi.—

Tuccio di Credi, così chiamato a parte della gioia di Spinello Spinelli, lasciò di macinar colori, per rispondere col suo accento grave, che pareva scaturire dagli abissi:

—Siate felice!

—E voi mi sarete compagni alla cerimonia, non è vero?—ripigliò Spinello, che era avvezzo al tono di voce dell'amico Tuccio e non doveva farne più caso.

—Sicuramente,—rispose Parri della Quercia.—La vostra allegrezza è la nostra.

—Ed è grande, sapete? Così grande che io non la posso contenere; così grande, che ho sempre paura di…. Ma non diciamo sciocchezze. Volevo soltanto farvi intendere che gioia profonda sia quella di possedere chi s'ama, quando si ama….

—Come voi amate, ho capito;—disse Parri della Quercia, col suo placido viso.

Era contento quel buon diavolaccio di Parri. Non si sentiva nato per nessuna altezza, e dalla sua mediocrità consapevole, ma non gelosa, godeva di ammirare i fortunati che andavano su, fin dove un uomo può andare, per cogliere ciò che è più desiderato nel mondo, una corona di alloro o un amplesso, il bacio della gloria o un bacio di donna.

Tuccio di Credi, per contro, era diventato livido come un cadavere. Ma già, voi lo sapete, Tuccio di Credi aveva la faccia di colore olivastro, e queste tinte illividiscono facilmente ad ogni commozione dell'animo. Ora, il lividore di Tuccio poteva essere un segno di allegrezza profonda, come era di profondo rancore.

Anch'egli aveva amato Fiordalisa, ma senza speranza, prima che Spinello Spinelli entrasse in bottega di mastro Jacopo e innamorasse la bella figliuola del pittore. Per altro, avrebbe voluto che gliela rubasse un altro; il Buontalenti, per esempio, o il primo venuto tra i cavalieri d'Arezzo. Egli certamente avrebbe odiato il rivale, ma non così fieramente come un compagno d'arte, la cui felicità dovesse stargli sempre davanti agli occhi, quasi un rimprovero alla sua dappocaggine.—Ecco qua (parea dirgli un matrimonio di quella fatta); madonna Fiordalisa, quest'angelo di bellezza doveva toccare in premio ad uno che avesse in petto il sacro fuoco dell'arte; e tu non eri quell'uno.—