La realtà piacevole che, come ho detto, mancava ancora alla bella Fiordalisa quando ella incominciò ad insinuare nella mente di suo padre l'idea di non volere che un artista per genero, si presentò finalmente, nella persona di Spinello Spinelli. La fanciulla riconobbe in lui l'ultimo venuto e il più modesto de' suoi adoratori di strada. Si turbò, a tutta prima, immaginando che fosse un temerario introdottosi destramente in casa di mastro Jacopo, sotto colore di una vocazione artistica che non sentisse davvero nell'anima. Fiordalisa era una di quelle donne che non amano gli audaci. Ma ella non istette molto ad accorgersi che Spinello non aveva mentito, e incominciò a vedere in lui l'incarnazione di quell'ideale che ella vagheggiava nella sua mente. Si raccolse allora in sè medesima, assaporando la nuova sensazione che il caso portava nella sua esistenza. Il cuore di Fiordalisa si era svegliato; per contro, la sua fantasia, vigile da prima e avvezza a vagar dietro alle chimere, si addormentava in un bel sogno, che aveva argomento nel vero.

C'è nell'amore un grazioso dormiveglia, di cui come di tante altre cose piacevoli, si sente la delizia, quando la sensazione è cessata, o s'è trasformata in un'altra. Il cuore incomincia a farsi vivo, nel confuso bisbiglio d'una voce arcana. La ragione, acquietata da onesti argomenti, o persuasa dalla lontananza del pericolo, trova nel fatto il suo tornaconto e sonnecchia, lasciando che l'anima si abbandoni intieramente al soave sentimento che la invade. Tutti gli amori lo hanno, questo dolce periodo d'infanzia, del non desiderare, del non discuter nulla, dell'accettare la vita e la cosa come ci sono offerte dalla lieta occasione. È il tempo in cui l'uomo osserva la veste portata da una donna, per rammentarsene poi, come d'ogni parte più appariscente della bellezza di lei; è il lampo in cui la donna medita sulle frasi più insignificanti, e finisce a trovarci un senso riposto. E più tardi l'uomo può dire: "Sapete? la prima volta che ho sentito di amarvi, eravate vestita così e così." E la donna dal canto suo: "Vi rammentate? Un giorno, nel tal luogo, alla tal ora, mi avete detto che non vi piacevano i marrons glacés." Cara infanzia d'amore! In quel soave dormiveglia si è compiuto il grande mistero della compenetrazione (stavo per dire della transustanziazione) di due cuori, di due anime, di due esistenze. E quando ci si trova innamorati a buono, non si sa mica come la sia andata, nè quando sia entrato, nè da che uscio, l'amore. Si vorrebbe saperlo, per appagare una gentile curiosità, e rinnovarne la grata sensazione. Ma invano; l'indagine nostra non può risalire all'origine, o, se vi giunge, non trova nulla di chiaro. Così è l'infanzia del linguaggio, di quest'altro sublime mistero. Come ha imparato a parlare il bambino? Quando e per che vie ha trovati i nessi della frase e i segreti della coniugazione? Cercate e non troverete; bussate e non vi sarà aperto, nè ora, nè mai.

Quando madonna Fiordalisa si accorse di amar tanto il nuovo discepolo di suo padre, mastro Jacopo era già più infatuato dei meriti di Spinello che ella non fosse invaghita del giovane. Una bella mattina mastro Jacopo le disse così di schianto: "Sai? Spinello ti ama; io amo lui; resta che lo ami anche tu, perchè la catena sia fatta". Ella rise della forma bizzarra che suo padre avea dato alla notizia; ma non ebbe a maravigliarsene punto. Come l'amore di Spinello Spinelli, così le intenzioni benevole di mastro Jacopo non erano una novità per lei; le sapeva già, le sentiva nell'aria.

Anche il trionfo artistico di Spinello nell'affresco del Duomo, per grande che fosse, era preveduto. La cosa andava da sè. Era, per dir così, la chiave della camera nuziale, ed era giusto che Spinello facesse miracoli per ottenerla. Di questo ella non aveva mai dubitato, poichè la ragione dell'impresa, il segreto della vittoria di Spinello, era in lei, consapevole virtù teologale. Quante cose sapeva la bella Fiordalisa! Ma badate, non più tante come prima. Per esempio, una volta ella sapeva quanti uomini in Arezzo fossero innamorati di lei. Nè già perchè ella si fosse fermata a contarli, vi prego di crederlo, ma perchè non poteva non vederli, non sentirsi fischiare all'orecchio le loro giaculatorie, anche quelle che non escivano fuori in parole formate. Madonna Fiordalisa vedeva senza guardare, udiva senza ascoltare. Ma quando ella sentì di amare Spinello, non vide, non udì più nulla del mondo. Il sesto senso che hanno le donne, per cogliere ciò che sfugge all'attenzione dell'universale, fu spento d'improvviso in lei. Madonna Fiordalisa non vedeva, non udiva che un uomo. In apparenza, era sempre contegnosa e tranquilla, come quando sentiva il susurro degli inni che volavano a lei d'ogni parte, e direi quasi il crepitio dei cuori che ardevano sul suo passaggio trionfale. Ma nell'anima sua era un pensiero che non pativa rivali, nel suo cuore un'immagine che non lasciava posto a nessuna impressione esteriore.

La rammentate, la favola di quella bella principessa a cui una fata benigna aveva concesso di poter leggere nel cuore di tutti, fino a tanto che ella potesse veder chiaro nel suo? Un giorno la principessa si svegliò più triste dell'usato; guardò nel suo cuore e ci vide torbido. La poverina era innamorata. La favola dice che da principio ella non sapeva darsene pace; ma che poi ne fu consolata dalla sua protettrice. Che ti giova, le disse la fata, di leggere nel cuore di tutti? Le più grandi soddisfazioni della vanità non valgono il più piccolo conforto d'amore.—

Il guasto dell'affresco era venuto in mal punto, per indugiare la felicità dei nostri innamorati; ma non doveva altrimenti distruggerla, poichè la mano che aveva condotto a termine il primo lavoro, poteva incominciarne un secondo. Fiordaliso indovinò la presenza del nemico, e sospettò anzi un geloso. Ma suo padre non ci aveva veduto che il tiro mancino di un compagno d'arte invidioso, e mostrava anche di sapere dove metter le mani. La partenza improvvisa del Chiacchiera, del Granacci e di Lippo del Calzaiuolo dalla bottega di mastro Jacopo, confermava i sospetti del vecchio pittore. E Fiordalisa lasciò in disparte i suoi dubbi, non cercò altro, non si volse attorno per interrogare i sembianti, che avrebbero potuto impallidire. Del resto, che importava cercare il nemico, se Spinello doveva ad ogni modo riportare la palma? Fiordalisa rianimò il coraggio del suo fidanzato e gli persuase che da quel male ne sarebbe derivato un bene maggiore, poichè nella seconda prova egli avrebbe dimostrato, se era possibile, una più grande franchezza di mano.

Così avvenne, com'ella aveva pronosticato. Spinello ebbe vendetta allegra dello sconosciuto nemico, nel plauso di tutti i suoi concittadini, che avevano ammirato il primo dipinto e che levarono a cielo il secondo. E mastro Jacopo, contento come poteva esserlo un padre, diede a Spinello il maggior premio che per lui si potesse, annunziandogli che il matrimonio si sarebbe fatto fra un mese. Un mese! Appena quanto occorreva per gli apparecchi nuziali.

Gran giornata, quella festa di San Luca! Ma ogni santo ha la sua vigilia, e mastro Jacopo pensò giustamente che dovesse averla anche il terzo degli evangelisti e il primo dei pittori cristiani. Il giorno delle nozze doveva essere un giorno di raccoglimento; bisognava dunque solennizzarlo in anticipazione, facendo alla vigilia il pranzo nuziale.

La casa di mastro Jacopo era di persona agiata, ma non ricca. Del resto, a quei tempi, anche i popolani grassi vivevano semplicemente. Al servigi della famiglia di mastro Jacopo non c'era che una vecchia fante, la quale bastava a tutto, e a governare la casa e ad accompagnare madonna Fiordalisa, quando esciva per andare agli uffizi divini. Essa per altro non sarebbe bastata ai bisogni di quella circostanza solenne, e fu mestieri provvedersi di quattro o cinque mezzi servizi per quel giorno di grandi faccende domestiche. Parri della Quercia e Tuccio di Credi, volonterosi aiutanti, si fecero in quattro, per servire il maestro in quelle ricerche e in tutto l'altro che gli fosse bisognevole. Nella necessità si conoscono gli amici; e quello era il meno che potessero fare, per dimostrargli la loro gratitudine.

Il vecchio pittore si rallegrava di vedere raccolta in casa sua tanta gente. I congiunti non erano molti, poichè egli non era nato in Arezzo e messer Luca Spinelli neppure. Ma una zia si trovò, ed anche una copia di cugini o di cugine, a cui si aggiunse una mezza serqua di amici vecchi, che potevano considerarsi come parenti, o giù di lì. C'erano poi gli scolari di Mastro Jacopo, ed anche qualche bell'umore, di quei tali che si invitano a tutte le feste, perchè rallegrino le brigate coi loro motti arguti o con le loro canzoni.