—Eh, capisco;—rispose mastro Jacopo, riavutosi dal primo spavento.—Non è avvezza a queste confusioni. Per fortuna, non vengono che una volta sola. Fiordalisa, figliuola mia, ora ti senti meglio, non è vero?
—Sì, babbo;—rispose la fanciulla, con un filo di voce.—Quest'aria mi fa bene. Ma vorrei berne tanta…tanta! Ho un po' di stanchezza…e un po' di sonno, anche.—
In quel mentre, capitavano sul loggiato parecchi dei convitati.
—Che cos'è avvenuto?—chiese Luca Spinelli. Abbiamo veduto Tuccio di
—Credi così stralunato! Ah, Fiordalisa! Si sentirebbe male?
—Un po' di stanchezza; non è nulla;—rispose mastro Jacopo, ma con un tono di voce che contrastava con le parole.—Il caldo della sala da pranzo…le nostre chiacchiere!…
—Già, il caldo; lo sentivamo anche noi;—entrarono a dire le cugine.—Ma l'aria libera le farà bene. Non è vero, Fiordalisa?
—Sì;—mormorò la fanciulla, socchiudendo le palpebre.
—In verità,—disse Spinello, che aveva notato quell'atto.—sarebbe meglio un po' di moto. Non vi pare, Fiordalisa?
E avvicinatosi a lei, le bisbigliò all'orecchio una dolce parola.
—Andiamo;—balbettò ella.—Mi farà bene… con voi.