Ma ella non accennò altrimenti di volersi alzare. Scosse in quella vece il capo e si recò la mano al petto, come se volesse trattenere qualche cosa che era per fuggirle in quel punto.
Spinello si buttò ginocchioni davanti a lei e l'afferrò per le braccia.
—Che è ciò? Dio santo!—gridò egli sbigottito.—Fiordalisa, amor mio!—
Scossa da quell'accento supplichevole, la fanciulla aperse a stento le ciglia e rivolse a Spinello una languida occhiata; ma le palpebre si richiusero tosto. Mosse ancora le labbra, come per dire qualche cosa, indi si abbandonò come persona stanca e lasciò ricader la testa sull'omero.
Due grida strazianti proruppero ad un tempo; il grido di mastro Jacopo e il grido di Spinello Spinelli. Ma la bella Fiordalisa non udì più i disperati richiami di que' due amori che si concentravano in lei.
—Che avete?—entrò a dire messer Luca.—. Ella si è addormentata.
—Ah, diceste il vero, padre mio!—gridò Spinello Spinelli.—Un medico! Un medico! Chi trova un medico?—
Il sospetto di una disgrazia era penetrato nel cuore di tutti. E tutti si offersero di andare in cerca d'un medico. Ma primo tra tutti balzò fuori mastro Jacopo, e nessuno ebbe il coraggio di contendergli quell'ufficio. Il vecchio padre andò via come un disperato. Chi lo vide in volto, mentre usciva a furia dal crocchio, senti corrersi un brivido di terrore per l'ossa.
Intorno alla povera Fiordalisa era una confusione, un tramestio da non dirsi a parole. Tutti volevano esser utili, tutti si confidavano di farle ricuperare i sensi. Prime le donne, che si erano affrettate a slacciarle la veste. Spinello e gli altri uomini, mossi da un sentimento di rispetto, si ritrassero in disparte. Alcuni, obbedendo ai comandi della vecchia zia, che prendeva ad esercitare l'autorità inerente all'età sua ed al suo grado di parentela, andarono a cercare l'aceto, le acque nanfe, e tutto quell'altro che poteva parere più acconcio al bisogno. Il viso e la radice del collo furono abbondantemente spruzzati, ma invano; Fiordalisa non dava segno di vita.
Erano tutti ancora intenti a quell'opera quando ritornò mastro Jacopo. Il vecchio pittore era andato e tornato come un fulmine, trascinando con sè mastro Giovanni da Cortona, uno dei più valenti discepoli d'Esculapio, che fossero allora in Arezzo.