—Orbene?—gridò il vecchio, affacciandosi al loggiato.—È rinvenuta?—
Gli sguardi abbattuti della brigata dissero a mastro Jacopo che la speranza con cui era tornato in casa era vana. Allora il povero padre si cacciò avanti con impeto disperato, gridando:
—Mia figlia! mia, figlia!—
Povero padre! Faceva compassione a vederlo.
—Animo, via,—disse messer Giovanni da Cortona,—non vi disperate così. Sarà uno svenimento.—
E si avanzò in mezzo al crocchio, il degno seguace di Galeno, per vedere da vicino la fanciulla. Notò da principio il volto che ora bianco come il marmo; indi toccò il polso e pose la mano al petto, interrogando le fonti della vita; da ultimo accostò la guancia alle labbra, per sentire se ci fosse ombra di respiro. A mano a mano che egli procedeva nelle sue indagini, gli astanti si stringevano intorno a lui, fissandolo negli occhi, come per indovinare il suo responso, prima che gli escusse dal labbro. Messer Giovanni era grave, da principio; ma, seguitando l'esplorazione, divenne triste senz'altro e una lagrima gli apparve sul ciglio.
—Parlate, in nome di Dio!—gridò mastro Jacopo, in preda ad un'ansia mortale.—C'è speranza, non è vero?—
Messer Giovanni gli rivolse un'occhiata malinconica.
—Povero padre!—rispose.—Avete nominato Iddio; rivolgetevi a lui e pregate. Egli solo, con un atto della sua misericordia, potrebbe restituirvi quest'angiola vostra.
—Ah!—esclamò il vecchio, con voce soffocata dai singhiozzi.—Che avete detto, Giovanni da Cortona? A Dio? Rivolgermi a Dio? Mia figlia! Voglio mia figlia! Medico, medico, hai inteso? Tu devi salvarla; lo voglio.—