Messer Giovanni chinò la testa come un uomo che sente il dolore altrui, ma che non può consolarlo altrimenti.
—Ma è impossibile! Impossibile!—ripigliò mastro Jacopo.—Mia figlia…mia figlia morire? Se non aveva nulla, stamane! Ah,—soggiunse, ricordandosi,—lo specchio! lo specchio!—
Il medico si volse ai vicini, chiedendo col gesto una spiegazione di quelle oscure parole. Messer Luca credette necessario di raccontargli ciò che sapeva, intorno alla rottura dello specchio e alla dolorosa impressione che il tristo presagio aveva fatto sull'animo di Fiordalisa. Messer Giovanni allora volle sapere minutamente ogni particolare dalle donne di servizio.
—E che cosa le avete dato?—diss'egli.
—Un cordiale, messere. La poverina si sentiva languire, e abbiamo pensato di confortarle lo stomaco. S'è ammannito un brodo, con tuorli d'uova sbattute e un poco d'agro di limone. Abbiamo forse fatto male?
—No, niente di male;—rispose il medico.—Ma forse nessuna bevanda confortativa poteva giovarle più, dopo quella commozione violenta. Son cose che avvengono;—soggiunse, come parlando a sè stesso.—Le vene che s'innestano al cuore son troppo deboli, qualche volta, e uno spavento improvviso può romperle. Ah, povera macchina umana!
Chiuso con questo malinconico epifonema il discorso, messer Giovanni da Cortona ritornò verso mastro Jacopo, che veramente aveva bisogno di cure amorevoli. Quel povero padre urlava come un forsennato. Avvinghiatosi al corpo della sua figliuola, baciava il suo volto freddo, accarezzava, cercando di ravviarli, i suoi lucidi capelli castagni, che l'acqua aveva impiastricciati alle tempie; la scuoteva, tornava a baciarla, a carezzarla, e la chiamava per nome. Ma invano; quella povera carne non rispondeva più; le braccia ricadevano penzoloni sui fianchi.
La scena era troppo straziante. Si scongiurò mastro Jacopo a togliersi di là, ma le preghiere non facevano che accrescerne il furore, e fu necessario di trascinarlo a forza. Intanto le donne, preso sulle braccia il cadavere della fanciulla, lo recarono in casa e andarono a deporlo nel suo letticciuolo verginale.
Spinello Spinelli non aveva più proferito parola. Era caduto in uno stato di prostrazione, che meglio si sarebbe potuto dire stupidità. Lo sguardo languido che Fiordalisa gli aveva rivolto, morendo, gli stava sempre negli occhi. Pareva guardarvi, ma non vedeva nulla davanti a sè; pareva ascoltarvi a bocca aperta, ma non intendeva nulla di ciò che si diceva all'intorno.
Parri gli si accostò, e, postogli un braccio intorno alla vita, cercò di trascinarlo in casa.