Mastro Jacopo, custodito da parecchi di casa, i quali reputavano utile per il momento di non contrariarlo nella sua fissazione, si fece innanzi e rispose:

—Non posso dirvelo; mia figlia dorme e non vo' che si svegli. Del resto, le nozze non si faranno più.

—O come?—esclamò quell'altro, volgendo intorno gli occhi attoniti e non intendendo i segni che gli facevano le persone di casa.—Che cos'è accaduto?—

La vecchia zia si fece innanzi e condusse il sagrestano sull'uscio.

—Dite al curato che venga per le preghiere dei defunti;—gli bisbigliò con voce soffocata dalle lagrime.—Fiordalisa è morta.—

VIII.

La sventura toccata a mastro Jacopo di Casentino fu profondamente sentita in Arezzo. Il vecchio pittore aveva molti amici, ed era ben voluto anche da coloro che lo conoscevano appena. Madonna Fiordalisa, poi, era celebrata da tutti come un miracolo di bellezza e di grazia. L'annunzio della sua morte fece l'effetto d'uno schianto di fulmine.

Povero mastro Jacopo! Le anime caritatevoli, compiangendo il suo caso, giustamente osservarono che Iddio gli aveva mandato il conforto accanto alla disgrazia, togliendogli la coscienza del suo dolore. In verità, quando siffatte sciagure vengono a rapirvi la vostra felicità, e vi levano ogni pregio alla vita, non è meglio impazzire, che avere dì e notte davanti agli occhi l'immagine spaventosa della vostra miseria? Morire, sì, sarebbe il meglio: ma non è sempre dato questo conforto agli infelici. La vita, che in tante occasioni è sospesa ad un filo, in altre è molto più salda e sembra quasi che lo stesso dolore aiuti a serbarvi questo inutile dono. Ed anche dopo essere stato colpito dalla folgore, che l'ha incenerito a mezzo, il tronco della quercia rimane qualche volta in piedi, nutrendo per un rimasuglio di corteccia i pochi rami superstiti.

Così visse Jacopo di Casentino, ignorando di vivere. Ma, due mesi dopo la perdita della sua Fiordalisa, anch'egli trovò la via dell'eterno riposo. Non aveva potuto serbare in vita la figlia morì, credendo di ricondurla egli stesso a sua madre.

Non compiangete mastro Jacopo. Assai più di chi muore è da compiangere chi vive, condannato ad una esistenza in cui gli sia venuta meno ogni gioia.