—Di Dardano Acciaiuoli: è questo il mio nome.—
Tuccio fece un atto di meraviglia, seguito da un inchino profondo. La casa degli Acciaiuoli era una tra le più chiare di Firenze.
Il giorno seguente, scambio di accompagnare l'amico fino in piazza di
Santa Maria Novella, Tuccio di Credi si fermò davanti alla chiesa di
San Nicolò.
—Entriamo?—diss'egli.
—Per che fare?—domandò Spinello.
—Per vedere. È una chiesa nuova, e forse ci saranno degli affreschi da osservare.—
Così dicendo, senza aspettare la risposta del compagno, Tuccio di Credi si avviò verso l'uscio della sagrestia. Spinello tenne dietro all'amico.
La chiesa era vuota e bianca tuttavia dell'ultima mano di calce. Ma giù, nella navata di mezzo, stava un vecchio cavaliere, in atto di guardare la volta. Spinello pensò che egli fosse l'architetto, oppure uno dei massari della nuova chiesa.
Il vecchio cavaliere si avvicinò bel bello ai due giovani, e rivolgendo il discorso a Tuccio di Credi, gli disse:
—Forse vi occorre qualche cosa, messeri?