Come vedete, le commissioni fioccavano. E non erano solamente queste che io v'ho accennate. In una cappella di Santa Trinita, Spinello fece una Nunziata in fresco, molto bella secondo l'opinione di tutti; indi nella chiesa di Sant'Apostolo una tavola a tempera, ov'era raffigurato lo Spirito Santo quando discende sopra gli Apostoli in lingue di fuoco. Tralascio i dipinti in Santa Lucia de' Bardi e in Santa Croce, per non venirvi a noia, e perchè il racconto non si tramuti in catalogo.

IX.

In mezzo a tante fatiche e trionfi dell'arte, non era dimenticata Fiordalisa. La bella immagine aleggiava sempre davanti agli occhi di Spinello. L'idea, insinuata nella sua mente da messer Dardano Acciaiuoli, che il lavoro fosse preghiera, e che la preghiera lo avrebbe avvicinato alla sua povera morta, gli aveva, come suol dirsi, raddoppiate le forze. Indi, ne accadde quel che doveva accadere, cioè che la stessa assiduità del lavoro gli recasse un po' di quiete allo spirito.

Questo va detto, s'intende, pel caso di Spinello Spinelli; che, in verità, non sarebbe più giusto nel caso di un altro, il quale si struggesse d'amore per una persona viva. Amare ed esser privi della vista di chi s'ama, è un male senza rimedio, o il lavoro non ci può far nulla; se pure è vero che si possa lavorare di buona voglia.

Del resto, la quiete dell'animo di Spinello va intesa con discrezione. Era una quiete, come oggi si direbbe, relativa. Gli restava un gran vuoto nel cuore, e sul volto l'impronta di una rassegnata tristezza.

Da qualche tempo il nostro pittore aveva cambiato d'alloggio, o, per dire più esattamente, aveva cambiato Tuccio di Credi, quello tra i due che pensava alle cose materiali della vita, e che aveva riconosciuta la necessità di un alloggio in cui si potessero muover le braccia. Le opere commesse a Spinello avevano recato una certa agiatezza, e non era più convenevole che si vivesse stretti e pigiati nella povera cameretta in via della Scala. Inoltre, bisognava possedere un quartierino con una camera abbastanza spaziosa per uso di studio, in cui preparare i disegni e i cartoni che dovevano servire agli affreschi.

Con queste ragioni si era persuaso Spinello. Ed anche meno sarebbe bastato; per esempio la volontà di Tuccio, a cui Spinello si acconciava mai sempre. E i due compagni d'arte, abbandonando la via della Scala, erano andati ad alloggiare in un quartierino di là dal Ponte Vecchio, anzi nel borgo Santo Jacopo, tra il Ponte Vecchio e il ponte di Santa Trinita. Spinello ci guadagnava di non dover più escire di casa alla sera, poichè l'edifizio dava dalla parte posteriore sull'Arno, ed egli aveva presa l'usanza di sedersi su d'una terrazza coperta, e di star là fino a ora tarda, contemplando le acque del fiume, che sbucavano gorgogliando di sotto gli archi del ponte.

Di tutti gli spettacoli monotoni, i quali possono accordarsi con la malinconia d'un pensiero dominante, è questo certamente il più acconcio. Passano le acque, si seguono i fiotti: ma questo che seguite con gli occhi non è più quello di prima, eppure vi sembra la medesima cosa. Non dissimilmente la vita umana e le sue molte vicende, chi le guardi nulla nulla dall'alto.

La terrazza di Spinello Spinelli prendeva luce da tre arcate, sorrette da colonnini di marmo nello stesso piano della facciata, la quale faceva angolo con un'altra casa, che usciva alquanto più fuori sulla riva del fiume, ed era terminata da un balcone, o terrazza scoperta, in cima all'edifizio. Colassù si vedevano di tanto in tanto parecchie donne, intente a rasciugare il bucato. Spinello le vedeva solamente verso sera, quando egli si riduceva nel suo osservatorio. Le donne che stavano allora levando i pannilini dal sole, salutavano lui molto garbatamente; ed egli rendeva il saluto, né più altro aveva che fare con esse.

Una di loro, più giovane all'aspetto, restava più lungamente in vista, lavorando di cucito. Così almeno si doveva argomentare dall'atteggiamento del viso, chinato su qualche cosa che il parapetto non consentiva di scorgere, e dal moto uniforme e continuo, come di persona che tragga il refe. Questo aveva osservato Spinello, senza badarci più che tanto. Del resto, una savia e costumata fanciulla, che non alzava mai gli occhi a guardarsi d'attorno. Quando egli, disoccupato com'era, alzava a caso la testa, intravvedeva la sua vicina, con lo sguardo basso sempre intento al lavoro.