Diciamo, ad onore di Spinello, che se l'avesse veduta mai in atto di guardarlo, anche alla sfuggita, egli n'avrebbe preso sospetto e non sarebbe più tornato sul terrazzo.
Tuccio di Credi, dopo il pranzo, andava sempre fuori da solo, e non tornava che a notte alta, per andare a dormire. Ma una sera egli venne con un pretesto a fare un po' di compagnia al suo principale.
—Dio santo! che occhio di sole!—esclamò egli dopo aver guardato verso il balcone della casa vicina.—Ecco un bel modello per la Santa Lucia—-
Per intendere la frase di Tuccio, vi bisognerà sapere che Spinello aveva avuto alcuni giorni prima la commissione d'una tavola a tempera, per l'altar maggiore di Santa Lucia de' Bardi.
Spinello alzò gli occhi per guardare lassù, dove guardava Tuccio di
Credi, ma non rispose nulla al compagno.
—Che, forse vi pare ch'io non abbia ragione?—ripigliò Tuccio di Credi.—A me sembra bellissima. Una vera trovata, per un pittore come voi, che fa, a detta universale, i bei visi di Madonne e di Sante. O forse non l'avevate ancora osservata?
—No;—rispose asciuttamente Spinello.
—Osservatela, maestro, osservatela. Proprio adesso che guarda in aria. L'occhio ha una grande espressione, mi pare.
—Sì;—disse Spinello per farla finita con le esortazioni di Tuccio.
Quell'altro si fermò lì, che forse aveva parlato per una prima volta già troppo. E poco stante, detto al compagno quel che aveva da dirgli, se ne andò a fare la sua solita passeggiata. Spinello rimase sulla terrazza, ma senza rivolgere più oltre lo sguardo alla sua bella vicina.